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Tangenti e attentati: la cricca del Pd di cui nessuno parla

Ragionando come si ragiona alla procura di Roma, c’è una P3 dell’eolico anche in Calabria. Con politici coinvolti, ipotesi di tangenti, riunioni segrete, società in mano ad «amici degli amici», l’immancabile «faccendiere» e la criminalità organizzata arrembante. Ma di questa «massoneria sudista», che coinvolge uomini di spessore del Pd, nessuno parla. Le procure di Catanzaro, Crotone e Paola stanno scoperchiando un «sistema gelatinoso» in tutto simile a quello emerso in Sardegna. Anzi, con qualcosa di cui non c’è traccia nell’inchiesta sulla presunta P3 di Carboni: le tangenti.
L’inchiesta più delicata, che conta una decina d’indagati, è quella aperta dai magistrati di Paola nel 2007 e poi smistata in parte alla Dda di Catanzaro. Sotto indagine anche Nicola Adamo, ex assessore Pd della giunta guidata da Agazio Loiero, e Diego Tommasi, ex assessore all’Ambiente. L’inchiesta si basa su decine d’intercettazioni telefoniche e soprattutto sulle dichiarazioni di un testimone, giudicato «attendibile» dagli inquirenti. Una delle ipotesi al vaglio dei pm è il pagamento di una mega tangente di due milioni e 400mila euro per la realizzazione del parco eolico di Isola Capo Rizzuto, vicino Crotone. Soldi che sarebbero serviti per ottenere le necessarie autorizzazioni pubbliche per la costruzione degli impianti. Adamo è finito sotto inchiesta insieme al suo imprenditore più fidato, Giancarlo D’Agni, onnipresente nelle intercettazioni. Non mancano gli incontri segreti fra politici e imprenditori per decidere l’eliminazione dei vincoli paesaggistici, cosa grave che nemmeno al governatore sardo Cappellacci (indagato) viene contestata. Loiero invece non lo è (indagato) anche se il suo nome salta fuori a più riprese. E ancora. Se a Roma spunta Carboni, in Calabria il «faccendiere» risponde al nome del campano Renato D’Andria. Nell’informativa in mano ai pm si parla dei continui contatti fra D’Andria e l’ex assessore calabrese Tommasi. I due devono incontrare qualcuno che conta al ministero dell’Ambiente e Tommasi ottiene l’appuntamento. D’Andria, intercettato mentre parla con una stretta collaboratrice di Tommasi, dice: «Ti faccio trovare un circolare, cosi evitiamo di fare i bonifici, eh!».
Gli ingredienti ci sono tutti: un potente in alto loco che incontra il politico che porta in dote il faccendiere, ma la cosa non sembra destare scandalo. Nella P3 calabrese non mancano nemmeno presunti magistrati disposti a fornire notizie ai politici coinvolti. C'è un misterioso uomo, infatti, che fornirebbe all’indagato Nicola Adamo tutte le notizie che desidera sulle indagini che lo riguardano. Gli basta telefonare in procura. Gli inquirenti scoprono poi che c’è anche chi, per informare lo stesso uomo forte del Pd calabrese, chiama un’utenza «risultata intestata a un magistrato in servizio presso la procura di Paola». Una deputata del Pd, Laura Garavini ha parlato della costruzione del campo eolico di Isola Capo Rizzuto: «La realizzazione di parchi eolici sta diventando un’attrattiva per la criminalità organizzata». Altro che P3 alla Totò e Peppino.
C’è poi un’altra inchiesta sull’eolico, questa volta in mano alla procura di Catanzaro. Riguarda il parco di Girifalco, a due passi dal capoluogo calabrese. Il sospetto è che siano state alterate le mappe catastali. Ottanta case sarebbero magicamente scomparse consentendo così di impiantare le pale senza rispettare le distanze minime. Un professore presenta un ricorso. Non l’avesse mai fatto. Una bomba gli riduce in brandelli l’auto, vuota in quel momento, davanti alla stazione dei carabinieri di Lamezia Terme. Il comune di Girifalco è stato amministrato dal Pd fino a giugno, e questo forse spiega il silenzio tombale dei media. La terza inchiesta è in mano alla procura di Crotone e riguarda il parco eolico di Melissa. Indagine nata da una costola sugli accertamenti per centrali turbogas di Scandale e Rizzicoli, allargatasi fino a Termoli.

Sotto inchiesta è finito un uomo di Tonino Di Pietro, Antonio Domenico Vulcano, coordinatore del circolo Idv di Cirò Marina, che nella sua qualità di responsabile dell’ufficio tecnico del comune è stato indagato per abuso d’ufficio e poi, quando è emerso che un suo parente ha lavorato per la ditta incaricata delle opere civili, per corruzione. Il sospetto dei pm è che Vulcano abbia certificato che sull’area interessata alla costruzione del parco eolico non vi erano vincoli ambientali e paesaggistici. Circostanza non vera, secondo i pm.

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