La targa a Impastato? Giusto toglierla, è solo retorica

SCELTE Intitolare la biblioteca all’eroe antimafia è stata un’operazione furba, ma lì non ha senso

Ponteranica è un piccolo Paese molto vicino a Bergamo. Ma ha una sua identità, nella mia memoria, e in quella di tanti studiosi e curiosi che amano l’arte difficile e seducente dell’artista più grande che ha lavorato nel territorio bergamasco, per una Annunciazione di Lorenzo Lotto, nella Chiesa parrocchiale. In particolare indimenticabile è l’angelo la cui forma si anima di aria e di luce fino a farne una essenza incorporea. Basterebbe quest’opera a giustificare l’orgoglio, non solo culturale, di essere cittadini di Ponteranica. Ma non dubito che il Paese avrà avuto valorosi partigiani e preti operosi e pronti a compiere opere buone, come padre Giancarlo Maggi, evocato dal sindaco Cristiano Aldegani per contrapporlo a Peppino Impastato ucciso dalla mafia per averne denunciato i crimini dalla sua Radio aut, giornale di controinformazione. La storia di Impastato è certamente esemplare per il coraggio civile, nella difficile Sicilia, di un giovane intransigente e indisponibile a cedere alla omertà e ai comitati d’affari che trent’anni fa dominavano incontrastati la Sicilia.
Un bellissimo film, I cento passi, l’ha rievocata. Probabilmente sull’onda emotiva del film, la precedente amministrazione comunale di Ponteranica aveva titolato a Impastato la biblioteca comunale. Qualche giorno fa, il nuovo sindaco ha stabilito di annullare quella decisione e di rimuovere la targa. Naturalmente è stato criticato, e non solo da sinistra. Ma il suo gesto, anche se sbagliato, ne corregge uno più grave della precedente amministrazione. E assume un significato esemplare e difficile.
Una sua parte negativa ottiene, come tutte le azioni censorie, un effetto rovesciato: si parla molto di più della targa a Impastato a Ponteranica, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico, quando la si toglie che non quando fu applicata. Niente dà maggior risalto a una cosa che cancellarla o proibirla. Così fu con i Buddha di Bamiyan che fino al momento della loro distruzione erano molto meno conosciuti che da quando non ci sono più. Così il sindaco Aldegani ha accresciuto il valore di ciò che ha inteso negare. Ci se ne accorge ora.
È d’altra parte il paradosso del rapporto fra Giuda e Gesù, indicato da Borges: senza il tradimento di Giuda, senza il suo atto spregevole, senza il suo sacrificio, non avremmo avuto la passione di Cristo, l’ignominia, l’odio, la rabbia riversati su Giuda. Borges azzarda: «Il vero Cristo è Giuda». Ma perché fu un errore dedicare la biblioteca di Ponteranica a Impastato? Perché si è trattato di un’azione meramente retorica. Di una captatio benevolentiae dell’amministrazione per mostrare la propria adesione a una nobile causa, ricordando uno straordinario giovane esempio per i giovani. Ma una biblioteca è il luogo del pensiero individuale, non del pensiero unico obbligatorio. E niente lega Ponteranica a Impastato, come altri eroi dell’antimafia. In che cosa la realtà quotidiana di Ponteranica, o di Bergamo, ha affinità con quella di Terrasini? In che cosa i comportamenti, le abitudini, il rapporto stesso con la criminalità, la quotidianità, si misurano con le difficoltà economiche, culturali, politiche della Sicilia del 1978? Ma bisogna ricordare. E perché allora non dedicare la biblioteca a Federico II, o a Verga, o a Tomasi di Lampedusa, o a Sciascia, o Antonello da Messina? Ecco, dedicare la biblioteca a Impastato è come, senza alcun giudizio di merito, dedicarla ad Antonello invece che a Giotto. Non mi pare che Bergamo abbia molte strade dedicate a pittori siciliani. E non perché c’è un pregiudizio leghista, o perché non si considera il valore assoluto di Antonello. C’è una ragione di opportunità e di pertinenza che, con buonsenso e senza retorica, il sindaco Aldegani ha sottolineato con il suo gesto censorio.
Forse ha fatto male, ha sollevato un polverone, ma ha anche aperto una questione sulle disinvolte scelte di alcune amministrazioni sulla base del «politicamente corretto», di ciò di cui non si può pensare che bene. E come si può disconoscere il valore di Impastato, e la sua libertà, pagata con il sangue, certamente un modello per tutti? Ma allora perché le biblioteche di Ferriate, Villa D’Almè, San Paolo Bargon, Trescore, Grumello, Costa di Mezzate, Alzano Lombardo, ed altri comuni tutti intorno a Bergamo non hanno dedicato strade, piazze, biblioteche a Impastato? Ma perché l’esempio, ritenuto virtuoso, di Ponteranica, non rischi di essere cancellato con un gesto impulsivo, troppo locale e poco ideale, propongo al sindaco di Ponteranica uno scambio: lui vada avanti con la sua coerenza anti retorica e dedichi la biblioteca a Lorenzo Lotto o a Giancarlo Baggi rivendicando appartenenze non meno pregevoli e preziose di quella troppo generica e «furba» a Impastato. E io, a Salemi, dedicherò a Impastato il centro di documentazione sulla lotta alla mafia. Così le cose tornano a posto e Peppino Impastato, dopo essere stato ignobilmente ucciso, non rischia di essere nobilmente strumentalizzato.