Tartufo, annata nera Scarsa qualità ma i prezzi volano

Tartufo, annata nera Scarsa qualità ma i prezzi volano

Grinzane Cavour Voi paghereste un oggetto più del suo valore, senza che vi sia accanto uno che vi sta puntando una pistola carica alla testa? Solo se la motivazione è fortissima, come domenica al Castello di Grinzane Cavour, edizione numero 13 dell’Asta mondiale del Tartufo bianco d’Alba, pepite battute tra le Langhe e Hong Kong, qui all’ora di pranzo e laggiù di cena, tra industriali, finanzieri, attori, vip di vario spessore e giornalisti. Il pezzo e il prezzo migliori? 98mila euro per un lotto da un chilo e mezzo. Senti pronunciare le parole «tartufo bianco pregiato» e ti tremano i polsi, soprattutto se targato Alba. Per quello nero, fosse anche il Pregiato di Norcia, per gli scorzoni estivi e giù giù fino agli insignificanti bianchetti, è solo una questione di gusti, i prezzi difficilmente fanno paura. Soprattutto quest’anno: ce n’è poco e quel poco giusto discreto. Però lo stesso tanti lo vogliono, per fortuna dell’economia di questa fetta di Piemonte ma anche di Toscana, Umbria e Marche. E la richiesta fa salire il prezzo.
A parte la manifestazione di domenica, con Giovanni Rana che si aggiudicava un funghetto da 230 grammi offrendo 5200 euro e un cinese che arrivava a 98mila per due tartufi cugini, 503 grammi il primo estratto (da sotto a un pioppo grazie al fiuto del lagotto Figo, di nome e di fatto) e 750 il secondo, la stagione albese è partita tra tanti sospiri anche perché viene dopo uno straordinario autunno 2010. Se ora non sborsi meno di 250 euro all’etto per dei pezzi così così, fino a 350, un anno fa i prezzi oscillavano da un minimo di 100 a un massimo del doppio. Dopo un 2010 grandissimo per qualità e quantità, pareva bastasse grattare via un centimetro di terra per scoprire un tesoro, ecco un anno dispari condizionato a fine estate e inizio autunno da piogge scarse e temperature elevate. Conseguenza inevitabile: pochi pezzi buoni e, comunque, tutti a rischio, da consumare subito, quasi in giornata per evitare brutte sorprese all’interno.
Ci si può chiedere se ha senso preoccuparsi della stagione di un prodotto elitario. E la risposta è due volte sì. Chi organizza kermesse come l’asta di Grinzane lo fa per reclamizzare la terra di Langa e facendolo aiuta persone che soffrono. Pochi dati, ma chiari: l’edizione passata è stata quella del record, 348mila euro raccolti, ora 227.200 più altri 20mila a favore dei cittadini alluvionati di Borghetto Vara in Liguria per un totale in 13 anni di un milione 510mila 315 euro. In più questa zona conosce un boom di visitatori in fondo programmato. Tra estate e inizio autunno i turisti, italiani e stranieri, sono aumentati del 10%, appassionati attratti dai capolavori dell’agroalimentare che da poco tempo trovano anche strutture ricettive importanti, hotel con piscina e spa piuttosto che un golf club 18 buche (a Cherasco, la patria delle lumache) o la possibilità di sorvolare questa colline in mongolfiera. Fino a un lustro fa l’offerta agroalimentare non era degnamente supportata, ora sì. E i tartufi: l’annuale fiera, inaugurata l’8 ottobre, si è appena conclusa. Serve come lancio verso il gran finale natalizio. E tanto qui erano pessimisti le settimane scorse, quanto ora guardano con fiducia alla seconda parte della stagione. Le piogge, che hanno creato tanti pesanti danni in diverse parti d’Italia, assicureranno un buon raccolto da qui a metà dicembre. E più tartufi ci saranno meno costeranno, prezzi dimezzati, attorno ai 200 euro l’etto. E questo trascinerà anche Barolo e Barbaresco, la ristorazione e le dimore sabaude.

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