La tata? Un super lusso da 5mila euro al mese E non è Mary Poppins

Si definiscono puericultrici, ma non hanno il diploma: in città hanno creato una lobby

«Basta un poco di zucchero e la pillola va giù», canticchiava Mary Poppins ai bambini. Oggi, per digerire i costi di una tata, ci vuole ben altro che un cucchiaio di zucchero. A Milano, infatti, una tata puericultrice chiede in media dai 4 ai 5mila euro al mese: né più né meno di un dirigente d’azienda. Solo che in questo caso, inclusi nel «pacchetto», ci sono vitto, alloggio e un giorno libero alla settimana. A segnalarlo è un gruppo di mamme milanesi, stanche di subire lo «strapotere delle tate», le quali come una lobby, si riuniscono, concordano i prezzi e dettano condizioni alle famiglie. «Le professioniste sono poche, a fronte di una domanda crescente. Così ne approfittano, senza darci la possibilità di contrattare - racconta Barbara Bonelli, milanese, incinta di Pietro che nascerà a ottobre -. È il mio primo figlio: cercavo una professionista per i primi mesi. I costi però sono proibitivi». Dello stesso avviso la signora Maria Punzo, mamma di Alice, che per il primo mese ha ripiegato su una tata a ore. «Non è stato un affare: mi ha chiesto 20 euro all’ora». Una volta le migliori venivano dalla scuola di Trento, dove si diplomavano in puericultura. «Oggi arrivano da tutta Italia e persino dall’estero: Sud America, Est europeo. Senza nemmeno un diploma in mano. Dicono di essere un'élite per poche e selezionate famiglie, quando dovrebbero essere le famiglie a selezionare», lamenta la signora Silvia, dichiarandosi anche lei «vittima» dell’oscuro nanny-business. E noi, per vederci chiaro, proviamo a contattare le «artefici», fingendoci neo-mamme in cerca di assistenza.
Al primo tentativo risponde tata Maria, 64 anni e 27 bebè alle spalle. «Non sono disponibile al momento, ma gliene trovo subito un’altra», ci rassicura la signora con spiccato accento meridionale. «Lo stipendio? Quattromila euro al mese per sei giorni alla settimana, 24 ore su 24». Alle nostre perplessità, replica prontamente: «Il costo è alto, è vero. Ma siamo tutte puericultrici, con esperienza più che ventennale». Ma cosa fa esattamente una puericultrice? «Generalmente dorme accanto al bambino – spiega tata Maria -. Si sveglia ogni 4 ore circa per nutrirlo o portarlo dalla madre per l’allattamento; al mattino lo veste, lo porta fuori, lo segue in tutti gli aspetti più delicati, dal cambio pannolini alla sterilizzazione dei biberon, alla pulizia di vestiti e culla».
Eppure, alla parola «diploma»... «A che serve? L’esperienza conta più di un foglio di carta». Ringraziamo e riproviamo con tata Tina, 55 anni, di origine brasiliana che ci chiede 4mila euro tondi. E il diploma? «Sono i trent’anni di esperienza». Rifiutiamo e proviamo a contattare una nota agenzia di Milano, sperando in cifre più accessibili. «Le tate chiedono tutte dai 3mila euro in su. Con diploma fino 5 o 6mila euro», la risposta. Insomma, se prima il vero «lusso» era concedersi il maggiordomo, l’autista o il personal trainer, ora è la «nanny» vecchio stampo, aplomb inglese, la risorsa più ambita. Uno status symbol al pari di un diamante o di una Porche; un trofeo di cui vantarsi quasi quanto un Oscar o una coppa olimpica; un biglietto da visita che apre le porte ai salotti e ai circoli più esclusivi. E chi non se la può permettere? «Può optare per una tata a ore – spiegano dall’agenzia –. Per la fascia notturna chiedono intorno ai 2mila euro al mese». Per fortuna, esistono le nonne...