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A teatro arriva "La Storia" di Elsa Morante, il romanzo che fece tanto scandalo a sinistra

Al Parenti fino al 26 aprile: diretto da Fausto Cabra, è diviso in quarantadue scene e due parti, guerra e pace

A teatro arriva "La Storia" di Elsa Morante, il romanzo che fece tanto scandalo a sinistra
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Nel 1974, quando Einaudi pubblicò "La Storia" di Elsa Morante (1912-1985), l'Italia letteraria si divise in due fazioni, tra chi lo riteneva un capolavoro e chi lo definiva un aborto storico. L'autrice aveva preteso che fosse pubblicato in edizione economica e che il prezzo fosse duemila lire. La prima tiratura fu di 100mila copie, in un solo mese se ne vendettero un milione. Il clamore fu enorme, le polemiche non si attutirono, gli schieramenti videro, tra i sostenitori, Cesare Garboli, Natalia Ginzburg che lo definì "il romanzo più bello del secolo", paragonandolo persino ai "Fratelli Karamazov", tra i detrattori, che lo definirono un fallimento letterario, troviamo Dario Bellezza, Asor Rosa, Rossana Rossanda, Angelo Gugliemi e, persino, Pasolini, insomma la sinistra più accreditata definì Elsa un'anarchica, non certo riducibile alle posizioni del materialismo storico. Parecchi di noi rimasero sconvolti da tanta acredine, leggemmo e rileggemmo "La Storia", senza essere turbati dalle ideologie e scoprimmo che si trattava, non solo di un perfetto romanzo storico, ma anche di un romanzo popolare alquanto impegnato. Ci venne in mente l'ostracismo nei confronti del "Gattopardo", sempre da parte degli intellettuali di sinistra. Non mancarono coloro che, lavandosene le mani, dissero di aver preferito "L'Isola di Arturo", "Menzogna e sortilegio", "Il mondo salvato dai ragazzini". Per noi, "La Storia" è un romanzo che fece piazza pulita della narrativa partigiana, quella di Pavese e Fenoglio, che si caratterizzò per una struttura particolare, essendo preceduto e seguito da una cronologia che riferiva, anno per anno, gli avvenimenti, non solo storici, e da una trama che raccontava la storia di una "madre coraggio", Ida Ramundo, maestra elementare, di origini ebraiche, ben nascoste, per sfuggire alle leggi razziali, che vive in un bilocale, nel quartiere Testaccio di Roma, insieme al figlio Nino, dapprima fascista, dopo partigiano e con Useppe, figlio dello stupro di un soldato tedesco che morirà in Africa. Elsa Morante intreccia la storia familiare con quella della città, al tempo della seconda guerra mondiale, oltre che con quella di un intero paese. Il romanzo, col suo abile intreccio, interessò il regista Comencini che ne trasse un film con Claudia Cardinale (1986) e, recentemente, Francesca Archibugi che ne ha tratto uno sceneggiato televisivo. L'abilità narrativa di Elsa Morante consiste nel far convivere la macro-Storia con la micro-Storia, quella dei costruttori di guerra e quella di chi la subisce.

Nello spettacolo in scena al Teatro Parenti da oggi al 26 Aprile, il regista Fausto Cabra ha chiesto l'adattamento a Marco Archetti, si è avvalso delle competenze di Giulio Maria Cavallini, video designer, Roberto Monopoli, space/style designer, di una colonna sonora che fa parte del lavoro drammaturgico ed ha creato una messinscena in cui la parola agita dai bravissimi attori (Alberto Onofrietti, Franca Penone, Francesco Sferrazza Papa) si alternasse con la parola proiettata sull'arco del proscenio, coi caratteri di una telescrivente, o come se fosse scritta a mano.

Lo spettacolo, che si consiglia di vedere, anche per l'abilità tecnica della narrazione, è diviso in 42 scene e in due parti, in tempo di guerra e in tempo di pace, si conclude con le parole sulla guerra, "uno scandalo che dura da 10mila anni. E la Storia continua".

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