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“Camicette bianche”, la memoria che diventa musical

Tra canti popolari e storia dell’emigrazione, lo spettacolo racconta le giovani vittime del disastro della Triangle Shirtwaist Factory fire del 1911

“Camicette bianche”, la memoria che diventa musical

C’è una fotografia ingiallita che attraversa il tempo e torna a parlare al presente. È l’immagine evocata da “Camicette Bianche – il musical”, lo spettacolo scritto, diretto e musicato da Marco Savatteri, che porta in scena una delle pagine più dolorose e simboliche dell’emigrazione italiana di inizio Novecento. Non è soltanto un racconto storico, ma un viaggio emotivo che intreccia memoria e attualità, radici e futuro, in un affresco corale capace di unire la Sicilia e l’America attraverso le vite di chi partiva con una valigia di cartone e un sogno fragile tra le mani. Lo spettacolo coinvolge tanti, tantissimi performer, un ensemble ampio, che restituisce la dimensione collettiva di una storia fatta di lettere, documenti originali e testimonianze d’epoca custodite come in uno scrigno.

La vicenda prende avvio nella Sicilia del 1907. Clotilde Terranova, giovane sartina, lascia la sua terra per raggiungere la sorella Rosa a New York. In nave incontra Salvatore Spadaro, un “caruso” stremato dalla miseria, che sogna riscatto e dignità. Tra i ponti affollati del piroscafo, tra canti e nostalgie, nasce un legame che sembra promettere speranza. Ma l’approdo a Ellis Island segna già un primo distacco: la nuova lingua, il lavoro in fabbrica, le strade di Little Italy aprono percorsi diversi e inattesi.

Clotilde trova impiego alla Triangle Shirtwaist Company e partecipa alle prime lotte sindacali per i diritti delle donne, mentre Salvatore cade nella rete della malavita italoamericana, diventando uno dei “picciotti” della Mano Nera. Il sogno americano si incrina tra compromessi e delusioni, fino a esplodere nel dramma. Il 25 marzo 1911 un incendio divampa nei locali della fabbrica: è il rogo passato alla storia come il disastro della Triangle Shirtwaist Factory fire.

Intrappolata al decimo piano, Clotilde sceglie di lanciarsi nel vuoto, immaginando di riabbracciare la madre. La sua storia si intreccia così a quella reale delle tante “camicette bianche” che persero la vita in quella tragedia.

"È uno spettacolo di produzione siciliana che racconta l'episodio che ha fatto poi scaturire la nascita dell'8 marzo, l'incendio a New York della fabbrica tessile dove morirono 140 ragazze. Una scrittrice-autrice che fece uno studio su questo rogo riconobbe che tra le 140 ragazze 38 erano italiane. Nel giro di 12 anni di ricerca sono riusciti a dare un nome e un cognome a tutti. Marco Savatteri, autore dello spettacolo, si è ispirato a questa ricerca realmente accaduta per scrivere il musical", ci racconta il produttore esecutivo Niccolò Pettito: "È uno spettacolo che racconta il viaggio che facevano attraverso brani musicali nazionalpopolari che parlano del viaggio. È uno spettacolo corale: ci sono 18 performer sul palco. È prodotto dal Teatro Pirandello di Agrigento, dalla Savatteri Produzioni e da me come produttore esecutivo e distributore sul territorio nazionale"

Savatteri costruisce un musical fortemente corale, dove la musica diventa filo narrativo e memoria condivisa. Le melodie della tradizione popolare siciliana si fondono con canzoni italiane riadattate in chiave teatrale e con brani antichi degli italoamericani dei primi del Novecento. Il risultato è una partitura che accompagna il pubblico dentro un racconto intimo e collettivo insieme, capace di parlare non solo dei nostri emigrati, ma di ogni migrazione, di ogni partenza carica di speranza e di paura. E ora “Camicette bianche – il musical” si appresta a vivere nuove avventure, come confermato da Pettito: "Per la prima volta uscirà dal territorio siciliano: sarà a Napoli, Roma, Ancona, L'Aquila e si aggiungeranno altre novità. Come amo dire: è uno spettacolo che non ha nome e non ha nomi ma è uno spettacolo stupendo".

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