Fosse passato il suo modo di intendere lo stare «a sinistra», oggi forse avremmo un'opposizione migliore. Più autenticamente riformista, meno asserragliata dietro sterili coperture ideologiche. Senza dubbio più autenticamente libera. Ma tant'è, la storia ha fatto un altro corso (e ne vediamo gli esiti). L'acutezza e la lungimiranza della riflessione politica, accompagnate da una lucidità per cui meritò l'appellativo di «unico uomo della sinistra» (Labriola) ne hanno fatto una delle figure-chiave del socialismo italiano. Ma non sono le uniche ragioni per cui Anna Kuliscioff merita di essere ricordata a 100 anni dalla morte, avvenuta a Milano il 29 dicembre 1925. La Fondazione a lei dedicata commemora la ricorrenza nella mattinata del 9 gennaio, dalle 10.30, nella Sala conferenze del Cimitero Monumentale che ne custodisce le spoglie qui trasportate, mentre l'anno si spegneva, con un corteo funebre ricordato da tutti i giornali dell'epoca per la straordinaria partecipazione e i tafferugli fra squadre fasciste e oppositori. La «dottora dei poveri» riposa lungo il Circondante, sotto una semplice pietra erratica valtellinese accanto al compagno di vita e di lotta Filippo Turati. La data scelta per l'incontro, che chiude l'anno di celebrazioni, non è casuale: il 9 gennaio è il giorno di nascita di Kuliscioff, venuta al mondo in Russia a metà Ottocento da una famiglia di mercanti ebrei e presto sfuggita al regime zarista da cui, giovanissima, fu ricercata e processata. All'apertura della cerimonia, dopo i saluti di Gaia Romani, Assessora al Decentramento del Comune, verrà letto un messaggio della senatrice Liliana Segre, Presidente onoraria del Comitato del Centenario, che ricorda «l'esempio di una figura di donna che parla ancora alle nostre coscienze, ma dovrebbe parlare soprattutto alla nostra politica». Parteciperanno Pia Locatelli, Presidente del Comitato, Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale, e Walter Galbusera, Presidente della Fondazione Anna Kuliscioff. «La sua autorevolezza - dice - era frutto di uno schietto realismo. Con Turati e Matteotti contribuì a disegnare una idea di socialismo gradualista che sosteneva la lotta di classe ma combatteva la dittatura del proletariato». Prima della deposizione dei garofani rossi sulla tomba, verrà rappresentato il recital «Io sono Anna», con testi e narrazione di Giuliana Nuvoli e musiche di Virginia Sutera. In una cinquantina di minuti e cinque «quadri» ripercorre i momenti-chiave della vita e dell'impegno di Anna. Tratto dai suoi scritti e lettere, si apre con le prime lotte in Russia, l'esilio in Svizzera e l'incontro con il rivoluzionario romagnolo Andrea Costa, da cui ebbe la figlia Andreina fuori dal matrimonio (uno scandalo per l'epoca, anche in ambienti di sinistra). Abbandonato Costa e laureatasi in medicina, si trasferì a Milano, dove fu apprezzata per l'impegno a favore dei più umili e la battaglia per il voto e la tutela del lavoro femminile.
La parte conclusiva rievoca il legame sentimentale con Turati, la fondazione del periodico «Critica sociale», i contatti con i socialisti europei e la definizione di quella linea riformista poi messa al bando dalle correnti massimaliste.