«Raccontarsi è una forma di indipendenza», e ancora: «Nelle storie d'amore ho capito che alle volte sono stato improbabile e inopportuno perchè non mi sono mai amato». C'è ricerca di autenticità e anche coraggio nel mettersi a nudo davanti a un pubblico. Ancor di più girando di teatro in teatro da un anno e mezzo alla ricerca di un dialogo. Novello Diogene è Diego Dalla Palma, 75 anni, considerato fra i più grandi make up artist, imprenditore e creatore del famoso marchio di cosmesi, scrittore e conduttore. Sabato e domenica sarà al teatro Gerolamo con Perchè no? tratto dalle pagine del libro «Alfabeto emotivo» (Baldini+Castoldi).
«Non sono attore, non recito. Non sto sul palcoscenico, non entro in camerino e il mio non è uno spettacolo, è un racconto di vita su emozioni ed esperienze, positive e sgangherate che sto portando in giro per l'Italia da un anno. Con dispiacere devo dire che non sono previste date al Sud, solo al Centro e al Nord».
Dove sta se non sul palco?
«Mi muovo fra il pubblico, dialogo: ascolto e rispondo e sto lì fino a quando l'ultimo spettatore non se ne va per salutarlo».
Come si definisce?
«Un narratore desideroso di confrontarsi con gli altri per arricchirsi, portarsi a casa qualcosa in più dalla vita»
Lei ha conosciuto una marea di attori, vip, è stato il più noto visagista, cosa custodisce di quel mondo?
«Sono grato per la carriera dal punto di vista professionale ed economico ma non per le frequentazioni. Posso dire di aver avuto una sola amica di quel mondo, Mariangela Melato. E, fra i suoi colleghi, il giornalista Gian Antonio Stella. Gli altri amici che frequento sono quelli che avevo da ragazzo, con cui ho condiviso un pezzo di strada, l'amico è quello che ti accoglie con le tue ombre e le tue luci»
Riesce a instaurare un dialogo con il pubblico?
«Sì, dalle platee c'è sempre qualcuno che parla, se comincia un uomo seguono altri uomini e così per le donne; ricevo sempre lezioni di vita, un signore si è alzato e mi ha detto lei non si perdona, ha colto un lato della mia personalità, gli ho risposto: è vero».
E gli argomenti?
«Cerco di mantenere una scaletta, i temi sono 13 ma si parla di tutto, di coraggio, consapevolezza, amore, vecchiaia. Ogni serata va a sè ed è disperato il musicista perchè spariglio le carte. Perchè no è un invito a osare, a vivere pienamente».
Il suo periodo più felice?
«Quando da ragazzo, senza soldi, avevo capito che avrei realizzato i miei sogni. Sono grato a mia mamma. Sono cresciuto nella casa patriarcale dei nonni, sull'altopiano di Asiago, mia mamma aveva nove tra fratelli e sorelle. Una zia gli disse che lasciandomi andare a Milano mi avrebbe perso e lei gli ha risposto: Lo perdo se lo tengo qui».
Ha detto che non teme la morte.
«No, perchè sono stato in coma, considero la morte una dimensione sublime come la nascita. Temo la demenza, l'umiliazione, la falsità. Non la vecchiaia: ho incontrato uomini e donne che la società considera vecchi dotati di un forte potere seduttivo per quello che sapevano trasmettere».
Cos'è la bellezza?
«Quando prendi gli aspetti negativi e li shakeri insieme allora trasmetti luccicanza, questa è
bellezza. Credo che per tornare belli gli esseri umani debbano liberarsi da tante trappole, il menefreghismo su tutti. Perchè oggi non siamo più capaci di essere d'aiuto? In tempo di guerra si portava il pane alle prostitute».