Il razzo Pyxis sbaraglia la concorrenza: il Politecnico di Milano è sul tetto d'Europa

Gli studenti del Politecnico milanese sono arrivati al primi posto in Europa dopo aver presentato e fatto competere il razzo creato con un anno di studi e sacrifici. "Il più innovativo mai costruito"

Il razzo Pyxis sbaraglia la concorrenza: il Politecnico di Milano è sul tetto d'Europa

La passione verso un'attività che non rientra negli studi "normali" li ha fatti vincere il primo premio in Europa: sono gli studenti del Politecnico di Milano a ottenere il primo posto nell'European Rocketry Challenge (EuRoC 2022), la più importante competizione universitaria europea dedicata al lancio di razzi organizzata dall’Agenzia Spaziale Portoghese. L’Università milanese si era già classificata seconda nel 2021 con il razzo "Lynx" ma quest'anno ha sbaragliato tutti con "Pyxis", un razzo alto due metri e mezzo, 15 cm di diametro e caratterizzato da una leggera struttura in fibra di carbonio e vetro. "Pyxis in greco vuol dire bussola, simboleggiando la guida della nostra impresa", ha dichiarato soddisfatto a Ilgiornale.it Nikita Litovchenko, Capo del Dipartimento di Skyward Experimental Rocketry, un'associazione no-profit.

Cosa signfiica la vittoria in Portogallo dopo il secondo posto dell'anno scorso?

"L'anno scorso siamo riusciti a far capire che Skyward Experimental Rocketry aveva qualcosa da vendere e noi, come associazione studentesca del Politecnico di Milano, abbiamo progettato questo razzo, il più innovativo che avessimo mai costruito in dieci anni di attività. Quest'anno abbiamo partecipato con 'Pyxis' che ci ha consentito di vincere il primo premio a livello europeo e altri riconiscimenti a livello di antenne e tecnica report, oltre al piacere di raggiungere quel risultato ci ha permesso di capire che quanto accaduto l'anno scorso non è stata una fortuna ma un lavoro che ci ha fatto raggiungere i risultati di adesso e gettare delle basi per fare ancora meglio il prossimo anno".

Da cosa nasce l'idea di costruire il razzo Pyxis?

"Il motivo per il quale continuiamo a fare questa attività è dovuto alla ragione stessa che ha fatto nascere l'associazione: ci siamo formati dieci anni fa con un gruppo di sei ragazzi che volevano mettere in pratica le lezioni teoriche acquisite durante le lezioni. Di conseguenza ci siamo applicati per perseguire questo obiettivo: oltre al progetto Pixis stiamo portando avanti un altro progetto che andrà a implementare il nostro motore ibrido".

Nel dettaglio, quali sono gli aspetti salienti del razzo che vi ha fatto vincere?

"Un razzo sonda sperimentale, a livello di principio, si basa sui razzi normali che portano persone e cose nello Spazio. Noi, invece, portiamo un carico che mettiamo all'interno della punta del razzo, chiamata ogiva, formato da diverse cose. Le caratteristiche principali che ci hanno permesso di vincere quest'anno la competizione in Portogallo sono state l'implementazione di un sistema di antenne molto avanzato e un recupero diverso di un razzo sonda. Quest'ultimo, di solito, si recupera con un paracadute ma nel nostro caso l'ogiva si è staccata completamente e c'è stato un doppio recupero: un paracadute cruciforme che ha riportato il corpo principale a terra e una vela guidata, come quelle da parapendio, che hanno riportato l'ogiva in un punto che abbiamo fissato noi".

La tecnologia presente all'interno del razzo cosa misura esattamente?

"A livello scientifico, i razzi sonda elaborati dalla Nasa hanno il compito di andare nello Spazio, a una certa quota, per raccogliere diverse informazioni. Il nostro obiettivo è stato quello di costruire un razzo per partecipare soltanto alla competizione. Quest'anno, però, abbiamo anche accolto un piccolo esperimento fatto dagli studenti della Scuola Superiore 'Cigna-Baruffi-Garelli' di Mondovì che ci fornirà diverse informazioni che i ragazzi andaranno poi ad analizzare.

Questo sensore cosa misura esattamente nell'atmosfera a tremila metri?

"Il sensore fatto da loro serve per arrivare a quell'altezza per raccogliere informazioni come le concentrazioni di CO2, l'umidità dell'aria, pressione atmosferica e accelerazione".

I dati che verranno fuori saranno condivisi a qualche ente per fare statistica?

"No, l'esperimento non ha uno scopo nobile, lo abbiamo fatto per far capire agli studenti delle superiori quanto sia interessante l'ingegneria e farli avvicinare a questo mondo".

Il razzo, tecnicamente, come viene lanciato in quota?

"Ce ne sono di diversi tipi e possono utilizzare diverse tipologie di propellente oppure un motore ibrido che può avere due elementi che si combinano insieme ma ci sono anche dei motori liquidi. Nel nostro caso abbiamo partecipato alla competizione con un motore non sviluppato da noi che usava un propellente solido".

La vittoria alla competizione in Portogallo potrà suscitare l'interesse di qualche azienda?

"In realtà siamo molto più vicini alle aziende di quanto possa sembrare. Siamo un'associazione studentesca ma internamente operiamo come fossimo un'azienda. Abbiamo diverse divisioni dipartimentali e numerosi rapporti con diverse aziende. Il Politecnico ci supporta dandoci dei fondi ma non sempre è possibile fare delle lavorazioni da soli così ci basiamo sulle vere officine o multinazionali che ci consentono di creare dei pezzi che poi servono per la costruzione del razzo. Impieghiamo un anno per costruirne uno: quattro mesi di progettazione e gli altri mesi sevono a produrlo".

Come è composto il vostro dipartimento?

"Abbiamo il dipartimento di propulsione che si occupa di progettare il motore, il dipartimento di elettronica che progetta le schede elettroniche, c'è il dipartimento di software che programma quelle elettroniche. Ci sono poi i dipartimenti di recupero, aerodinamica, logistica, media. Ogni persona si va ad occupare di diverse cose che permette di prepararsi al mondo lavorativo".

Qual è il progetto per il prossimo anno?

"Il 2023 sarà l'anno del progetto Gemini, un razzo che avrà diverse

innovazioni tecnologiche rispetto a quello attuale. Andremo a implementare il motore ibrido del razzo da competizione non utilizzando più un propellente solido da un motore acquistato ma fatto da noi utilizzandone uno ibrido".

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