Teheran lancia il missile invisibile

L’annuncio degli ayatollah non avrebbe però alcuna base reale e sembra destinato solo a galvanizzare l’opinione pubblica

Andrea Nativi

L’Iran ha annunciato di aver sperimentato, con successo, naturalmente, un nuovo tipo di missile, denominato Fajr-3, che avrebbe nientemeno che la capacità di colpire bersagli multipli, di sfuggire ai radar ed alle difese antimissile grazie a tecnologie «quasi stealth», nonché di arrivare sul bersaglio con la massima precisione, anche grazie alla elevata manovrabilità.
Secondo il generale di brigata Hussein Salami, del corpo aereo delle Guardie Rivoluzionarie, la nuova arma è frutto esclusivo della tecnologia iraniana e non si tratta di una versione migliorata o di una copia di armi straniere.
Se l’annuncio corrispondesse al vero ci sarebbe da preoccuparsi davvero, perché un’arma del genere, che secondo la televisione iraniana sarebbe di tipo balistico, rappresenterebbe una minaccia micidiale, anche se l’ufficiale iraniano si è ben guardato dall’indicare la gittata e il peso della testata del missile.
La realtà però è diversa. L’Iran non è in grado di realizzare missili «invisibili» e in grado di superare i sistemi di difesa antimissile. Questo nonostante la tecnologia che Cina e Corea del Nord continuano a fornire e agli studi condotti dagli scienziati iraniani. Al massimo produce delle oneste copie, più o meno migliorate, di sistemi d’arma occidentali, russi o cinesi non troppo moderni o sofisticati.
L’utilizzo di forme elementari di tecnologia stealth è certamente possibile, visto che i primi studi in questo campo hanno oltre 60 anni. Il discorso cambia se si parla di missili balistici dotati di testate multiple con capacità di manovrare per sfuggire alle difese antimissile e in grado di colpire con elevata precisione grazie ad un sistema di guida terminale. L’Iran armi del genere le può solo sognare. Per fortuna.
L’annuncio, che arriva in concomitanza con l’avvio delle esercitazioni militari navali «Santo profeta», in corso nel Golfo dell’Oman, con la partecipazione di 17mila uomini, serve a galvanizzare l’opinione pubblica interna e il morale dei militari. Soprattutto quando ci si trova nel bel mezzo di una gravissima crisi con l’intera comunità internazionale.

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