Nessuno ha interesse a far saltare il banco e andare ad elezioni anticipate quindi finirà con la classica formula della "tregua armata". Ma intanto dopo mesi passati sulle montagne russe a Palazzo Marino, tra la delibera sulla vendita di San Siro approvata solo con l'aiutino di Forza Italia, scioperi del voto, richieste di una verifica di maggioranza, insulti tra Verdi e Azione, questa mattina il sindaco Beppe Sala riunisce capigruppo e segretari della coalizione per ritrovare "l'armonia che serve per concludere il mandato e affrontare la campagna elettorale", come ha sottolineato giorni fa. Aggiungendo che ci sono ancora dodici mesi davanti e progetti da portare a termine o mettere sui binari. Tradotto: bisognerà mettersi d'accordo su un elenco di punti e poi tutti dovranno garantire che non ci saranno sorprese in aula o comunicati stampa di protesta. Lo ho sottolineato ieri anche agli assessori in giunta, ricordando che tra i piani rimasti in stand by e su cui serve un'intesa granitica, senza sgambetti in Consiglio, c'è il progetto di restyling di piazzale Loreto. Una rivoluzione promessa a inizio mandato e rimasta fino ad oggi nel cassetto. Dopo le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi ora la gestione del piano è passata alla vicesindaco Anna Scavuzzo. Sindaco e partiti dovranno mettersi d'accordo su questioni divisive come la movida, l'adozione del taser, il futuro della piscina Scarioni. Si vedrà. Intanto tra le questioni più spinose, che hanno scatenato nelle scorse settimane la rivolta in aula di Pd e Verdi contro Sala c'è ancora la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv. Giorni fa la maggioranza ha approvato un ordine del giorno per promuovere a Milano un Summit per la pace. Una scappatoia? La coportavoce dei Verdi Francesca Cucchiara chiarisce bene alla vigilia che sarà la prima questione che ri-porterà sul tavolo. "Il Summit non ha nulla a che fare con lo stop al gemellaggio, non scherziamo - avverte anche i dem -. Ripresenteremo al vertice la questione e passeremo la palla al Pd. Se era un modo per soppiantare il tema Tel Aviv lo scopriremo presto. Chiederemo che venga rispettata la richiesta approvata dall'aula, anche dal gruppo del Pd, o andremo al voto con un nuovo odg già depositato". Cucchiara porterà altri due punti: "La questione del rispetto della democrazia interna. I rapporti devono cambiare, troppo volte il consiglio dà un indirizzo e la giunta lo disattende. C'è una frattura. Anche sul tema delle nomine in Atm, se la maggioranza sottopone criticità al sindaco, ne deve tenere conto. Sulla nomina del dg Christian Malangone nel cda non eravamo solo noi a manifestare dubbi, lo ha fatto anche David Gentili che è membro del Comitato Antimafia del sindaco. C'è una dialettica accesa da parte nostra e una noncuranza da parte del sindaco che non va bene, ci sta logorando. Facciamo piuttosto riunioni più frequenti con le forze politiche, i partiti devono avere più spazio da qui a fine mandato". Terzo, "ci soffermeremo su alcuni nodi politici che si stanno trascinando - anticipa Cucchiara -. Un esempio? Sulla gestione dei centri sportivi e progetti di partenariato c'è stato un forte scontro, ritroviamo una linea comune. Penso al recupero della piscina Scarioni: dal 2019 inseguiamo un partenariato pubblico-privato che non decolla e oggi ci propongono ancora la stessa cosa, non va bene".
Azione è lontanissima dai Verdi sul tema Tel Aviv e il segretario milanese Francesco
Ascioti ieri ha dichiarato: "Andiamo ad ascoltare. Nell'ultimo anno della consiliatura ci auguriamo di cuore che si parli di costo della vita, casa e sicurezza. Questo è tutto quello di cui vogliamo sentire parlare per Milano".