Il tempo dei Nuovi Eroi

«Niente like per i minorenni sui social. Stretta governo UK per Facebook e Instagram». Prendo spunto da recenti titoli giornalistici per riaprire il dibattito sulla tutela dei minori in Rete e sulle responsabilità che famiglie, società e governi hanno trascurato di assumersi o hanno sottovalutato, in questo irruento cambio d'epoca. Molti sanno che ogni nostro like è oro per le piattaforme digitali, ma quanti hanno la consapevolezza che di ciò i minorenni sono inconsapevoli e spesso anche vittime? Quanti hanno più o meno consapevolmente dimenticato che l'economia nasce interrogandosi sui sentimenti dell'uomo, e che è proprio lì che occorre tornare per non disumanizzarci?

I minori sono pericolosamente esposti a contenuti rischiosi o devianti. E se Oltremanica il tema è molto sentito per il caso della 14enne suicidatasi dopo aver seguito sui social gruppi dediti a temi di depressione, suicidio e tendenze autolesionistiche, negli Usa uno studio del World Happiness Report 2019 intitolato The sad state of happiness in the United States and the role of digital media, di Jean M. Twenge (San Diego State University), documenta quanto sia aumentato il tempo che gli adolescenti americani impiegano in attività digitali: nel 2018 il 95% ha avuto accesso a smartphone e il 45% ha dichiarato di essere online quasi costantemente. Intanto hanno investito sempre meno tempo per socializzare, partecipare a feste o ad attività religiose, leggere libri e riviste e, purtroppo, dormire e riposarsi. Il risultato è un malessere generalizzato e livelli di ansia più alti.

Il dato più impressionante e adamantino è che gli adolescenti americani che spendono più tempo con device elettronici sono meno felici, chi spende più tempo in altre attività è più felice. Cosa occorre ancora per capire che la vera rivoluzione non è digitale o tecnologica ma di consapevolezza? Il digitale è solo un altro ambiente in cui ci manifestiamo, come ne abbiamo sempre avuti lungo la storia della nostra specie; la tecnologia è solo un abilitatore che ci deve facilitare la vita, alla pari del fuoco o della ruota, un mezzo non il nostro scopo. Per arrivare a questa consapevolezza c'è bisogno di una massa critica di persone il cui nuovo paradigma diventi «vita tua, vita mea» e non più «mors tua, vita mea», che si adoperi nella propria sfera quotidiana di influenza per generare amore, rispetto e gratitudine. Generare un senso di gratitudine nell'altro diviene così la sfida della nuova economia, quella che definisco «economia sferica».

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