È vero, a margine del caso Welby c'è chi ha fatto una difesa della vita puramente astratta: molti non hanno ammesso neppure l'urgenza di una normativa più chiara e hanno teso semmai a mettere su uno stesso piano l'eutanasia e l'accanimento terapeutico e il testamento biologico e il consenso informato, ciò che c'è in tutta Europa ma corrisponde a cose ben diverse tra loro. Ma sbaglia chi pensa che i solidali con Welby non tengano a distinguere i piani. L'accanimento terapeutico è l'accanimento terapeutico, l'eutanasia è l'eutanasia. E questa, per esempio, è l'eutanasia nella descrizione che nel caso dell'Olanda fece Karel Gunning, un medico intervistato il 5 dicembre 2000 sull'Avvenire: «Nel 1995 un rapporto dimostrò che i casi di eutanasia semi-intenzionale erano saliti a 26mila, in aumento del 25 per cento. La mentalità di morte è diventata la norma tra i medici olandesi. Conosco un internista che curava una paziente con cancro ai polmoni. Arriva una crisi respiratoria, che rende necessario il ricovero. La paziente si ribella: non voglio leutanasia, implora. Il medico lassicura, laccompagna lui stesso in clinica, la sorveglia.
Dopo 36 ore la paziente respira normalmente, le condizioni generali sono migliorate. Il medico va a dormire. Il mattino dopo non trova più la sua ammalata: un collega glielaveva terminata perché mancavano letti liberi».Terminata
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