Tifo da stadio per i «padri» del cinema

Il Centro sperimentale di cinematografia premia con lauree honoris causa Giuliano Montaldo, il fotografo Giuseppe Rotunno e lo scenografo Piero Tosi

Francesca Scapinelli

I discepoli rendono omaggio ai maestri: si è inaugurato con un’ovazione per tre grandi del cinema italiano, l’anno accademico della Scuola nazionale di cinema. Gli allievi del Centro sperimentale di cinematografia hanno infatti accompagnato la consegna dei diplomi honoris causa a Giuliano Montaldo, Giuseppe Rotunno e Piero Tosi con un tifo quasi da stadio. «Per noi che siamo tutti più o meno ventenni sono un po’ dei modelli», spiegava una ragazza del gruppo dei più chiassosi. «Mostri sacri della cinematografia, ecco cosa sono». E gli applausi hanno costretto la preside del Csc Caterina D’Amico a interrompersi più di una volta, ad esempio non appena citato il titolo di uno dei successi internazionali del regista Montaldo: Sacco e Vanzetti.
La voglia dei ragazzi di partecipare alla cerimonia in onore dei tre docenti l’ha spuntata perfino sul malumore che ha spinto parte di loro a lasciare inizialmente la sala, in segno di protesta e preoccupazione per i ritocchi al Fus. La rassicurazione è venuta dal presidente Francesco Alberoni e dallo stesso ministro per i Beni culturali Rocco Bottiglione, che con l’occasione è stato insignito di medaglia d’argento: «La cultura è essenziale per l’uomo alla pari del pane - queste le parole di Buttiglione -, ma era impensabile che, in un momento critico come quello che vive il Paese, l’arte e lo spettacolo restassero esenti dalle difficoltà. Ora è necessario usare al meglio le risorse che si sono trovate e messe a disposizione del proseguimento e rilancio di un’istituzione all’avanguardia come questa». Risorse che, ha annunciato Alberoni, sarebbero immutate rispetto all’ultimo finanziamento (circa 10-11 milioni di euro). Di cinema come «strumento di autocoscienza per gli italiani e mondo a sé, grande come è la vita» ha inoltre parlato il ministro, non senza citare uno degli amati classici: «Wagner concepiva la lirica come opera d’arte totale, comprensiva di scenografia, canto, costumi, libretto e via dicendo. Il cinema ha ereditato il ruolo di opera d’arte totale, ed è anche industria culturale, che deve essere competitiva oltre che con il cinema americano con i nuovi giganti, Cina e India. Per questo è importante lavorare a una politica del cinema europeo».
Alcuni dei nomi che hanno segnato la storia del cinema sono stati ricordati da «Peppino» Rotunno nel ricevere il diploma ad honorem in Fotografia: «In questa scuola ho potuto conoscere Visconti, Gassman, Fellini e tanti altri e auguro anche a voi incontri del genere». Montaldo, autore, regista e attore, ha invece rievocato gli inizi della carriera, nel ’50, al fianco di Carlo Lizzani: «Comporta tanta fatica, ma è il mestiere più bello del mondo e ho già voglia di dire presto “motore!”».
Si è detto infine «infastidito» Tosi, nel ricevere il diploma in Scenografia, arredamento e costume perché, ha chiarito con un sorriso, «questi sono riconoscimenti che si ricevono da vecchi».

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