Quattro appuntamenti, una linea chiara: l'Ottocento austro-tedesco. All'Auditorium di Largo Mahler la Orchestra Sinfonica di Milano torna con il suo direttore musicale Emmanuel Tjeknavorian, mettendo in fila tre giganti come Richard Wagner, Johannes Brahms, Anton Bruckner.
Il programma di oggi (replica di quello di ieri) gioca su un contrasto netto. Da una parte l'Idillio di Sigfrido di Richard Wagner: una pagina privata, scritta nel 1870 come dono alla moglie Cosima per la nascita del figlio, un pezzo intimo, lontano dai monumentali drammi musicali. Pochi strumenti, un clima raccolto, quasi domestico.
Segue la Settima Sinfonia di Anton Bruckner con i suoi tempi larghi, costruzione per blocchi, suono che cresce con pazienza. Al centro l'Adagio, il punto più esposto, spesso letto come un omaggio a Wagner.
Il primo e 2 aprile, sempre alle ore 20, Il direttore propone il Requiem tedesco di Johannes Brahms, in stagione dopo anni di assenza. Non una messa per i defunti, ma meditazione per chi resta.
Brahms lo scrive tra il 1865 e il 1868, in un periodo segnato da lutti personali. Se ne era andato l'amico e maestro Robert Schumann, la madre. Se è vero che le dipartite funsero da sprone, va però detto che l'idea di una grande cantata funebre era nell'aria da tempo.
Farà tutt'uno con l'Orchestra, il Coro Sinfonico di Milano preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. I solisti sono il soprano Chelsea Marilyn Zurflüh e il baritono Alexander Grassauer, la prima di formazione svizzera (anche il lancio: è la vincitrice del 78° Concours de Genève), e il secondo viennese, proprio come il direttore che è armeno ma cresciuto musicalmente in Austria. Una terna, dunque, che offrirà un Brahms d'autore.
Classe 1995, Tjeknavorian è alla sua seconda stagione da direttore della Sinfonica. Nella Milano musicale ha portato aria fresca, e più pubblico in sala. Piace per una serietà d'altri tempi, e quel vivere la musica come una seconda pelle: lo si percepisce, ed è contagioso. Ha studiato tanto, è pure un ottimo violinista, con i maestri giusti. L'esito è quello di un giovane uomo che cresce mese dopo mese.
Ad aprile, inoltre, la grande scommessa con l'opera. Debutta in questo genere al Maggio Musicale Fiorentino in "Un Ballo in maschera", non proprio un titolo con cui iniziare, data la complessità, ma i fuoriclasse possono se non tutto: tanto.