Il Tocqueville di Pannunzio è passionale

Una delle migliori riletture dell'opera di Tocqueville la dobbiamo ad un breve saggio di Mario Pannunzio

Il Tocqueville di Pannunzio è passionale

Una delle migliori riletture dell'opera di Tocqueville la dobbiamo ad un breve saggio di Mario Pannunzio. Si trova in una bella raccolta curata da Cesare de Michelis, circa 25 anni fa, e titolata L'estremista moderato (Marsilio). Si tratta di una raccolta di scritti, diciamo così, giovanili del grande giornalista liberale: pezzi pubblicati nel periodo precedente alla fondazione del Mondo. Ed «estremista moderato» è un buon gioco di parole, che però deve essere attribuito a Togliatti, più che a Pannunzio. In particolare all'intervista rilasciata dal Migliore al New York Times, dove, nota con genialità Pannunzio, il leader comunista «cerca invano di non farci paura».

Ma torniamo al saggio sull'autore della Democrazia in America e titolato Le passioni di Tocqueville. Pannunzio nota come la forza dell'intera opera del francese non risieda tanto nel suo spirito dottrinario, quanto nella passione, talvolta aristocratica, per la libertà. La libertà non è una categoria razionale, è una passione irrefrenabile in Tocqueville, e per questo Pannunzio lo adora. «Il fatto è che le passioni di Tocqueville ci attraggono, se possibile, almeno quanto le sue idee. Le passioni per lui importano quanto le idee. Orgoglio, ambizione, amore della libertà, ecco le sue passioni dominanti». Il tono del suo libro più famoso, La democrazia in America, può apparire sentenzioso «e perciò senza chiaroscuro, teso come la corda di un violino.. e anche quando le sue idee ci attraggono per la verità e la sicurezza del ragionamento, spesso dobbiamo vincere il fastidio di quel fare superbo, di quella fredda volontaria eloquenza». Ma tutto ciò ha una spiegazione che deriva dal fatto che «l'amore della libertà coincide con l'orgoglio e l'ambizione della libertà». Pannunzio infine rivela un questioncella per lo più sfuggita ai molti. Il grande testo che ha reso famoso Tocqueville, che lo ha reso amato e odiato, e che viene letto come un resoconto attento degli usi e dei costumi della più importante nuova democrazia occidentale, ebbene quel soffermarsi sull'America è «solo un pretesto. L'America interessa Tocqueville solo come pietra di paragone: è il più grande laboratorio dove si sperimenta il nuovo ritrovato, la democrazia». Si tratta di un pretesto per temere la circostanza, non remota, che «la democrazia uccida la libertà».

Dopo aver letto Tocqueville, o forse prima, spetta alla vostra attitudine deciderlo, conviene leggere il saggio di Pannunzio. Non solo sulla Democrazia, perché seguono note altrettanto interessanti sulle altre opere, a partire dall'Antico regime e la rivoluzione. E poi, pensando che si tratta di un testo del 1943, tanta invidia per la chiarezza e la bella scrittura con cui è redatto.

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