nostro inviato a Sepang
A Melbourne aveva visto una platea in eccessiva adorazione, qui a Sepang un tribunale pronto a giudicare. Non è semplice la vita del ferrarista, e monsieur Jean Todt, il gran capo delle operazioni in campo, lo sa bene. È lui che consiglia umiltà e piedi per terra nella gioia del trionfo ed è lui che sincacchia se, tre settimane dopo una vittoria, arrivano solo un podio e un quinto posto e le domande dei giornalisti pesano come macigni. Succede. «A Melbourne si diceva che eravamo imbattibili sbotta - anche se non era così; e ora si pensa che siamo finiti. Non è così. Noi non cerchiamo scuse, complimenti alla McLaren, siamo delusi, andiamo via da qui con 10 punti: troppo poco visto il potenziale». Quindi lo sfogo: «Come non siamo assolutamente dei fenomeni se vinciamo, così adesso non è che dobbiamo esser mangiati dai cani... sembra di essere davanti a un tribunale».
Sepang, terra calda e malese. Nel giorno di Pasqua cè tensione. Le Ferrari dovevano spaccare il mondo e invece la loro cavalcata diventa una via crucis. Alonso, pronti e via, sparisce allorizzonte dopo aver beffato Massa in pole, poi bruciato anche da Hamilton in due occasioni. Nel pasticcio, persino Raikkonen resta dietro il brasiliano e perde loccasione per seguire i fuggitivi. Dopo, quando lo farà, sarà ormai troppo tardi. Dunque, doppietta McLaren nel giorno della super Ferrari, ma piedi per terra. Alonso lo dice chiaramente: «Fantastico, sapevo che il sorpasso al via era lunica chance per vincere; ora voglio restare in vetta al mondiale fino al termine, però le rosse sono ancora più forti di noi... Hamilton? Una volta secondo, mi ha aiutato a tener dietro le Ferrari. È stato bravissimo». Gioco di squadra stile Schumi e vecchia Ferrari.
Ma si diceva di Massa: una vera via crucis, la sua. Se Todt ha sulle spalle il fardello di riorganizzare le truppe per domenica prossima, il peso della colpa se lo porta addosso Felipe: suo lerrore che ha chiuso al via il Gp ferrarista. Con delicatezza, con attentissima scelta di parole, lo dicono e lasciano intendere un po tutti: il brasiliano stesso, Raikkonen, Todt, lo stesso Baldisserri, lingegnere che ha preso il posto, a livello operativo in pista, che fu di Brawn. Dice Massa: «Il sorpasso sbagliato? Alonso era ormai primo, non potevo lasciarlo scappare, per cui ho subito provato a passare Hamilton... ed è andata male. Lo rifarei, non sono incacchiato con me stesso: alla prima curva sono rimasto largo perché pensavo che frenando più tardi sarei entrato meglio risponde a chi gli fa notare che quel cannibale di Schumi, senza tanti complimenti, avrebbe chiuso la porta in faccia ad Alonso . Però mi si sono bloccati i freni e Fernando è passato; anche con Hamilton mi è andata male. In Australia ero arrabbiato ma non era stata colpa mia, adesso lerrore è mio... Ma siamo una squadra, si vince e si sbaglia assieme. Comunque è chiaro: ho perso la gara al via, altrimenti sarebbe stata unaltra storia».
Laltra storia è quella che emerge dalle parole dellingegner Baldisserri, lo stratega del box rampante: «Eravamo più leggeri delle McLaren, per cui era fondamentale partire davanti, ma quanto accaduto ha compromesso tutto. E loro, il venerdì, hanno provato con più benzina, mascherando le valutazioni». Un tranello, dunque: le McLaren parevano meno veloci di quanto lo fossero realmente. «La verità conclude infatti - è che la differenza fra le vetture non era così grande come ci aspettavamo...». Sarà per il Bahrein. Kimi e, soprattutto, Alonso permettendo. Perché la Ferrari non ha dubbi: altro che fondo piatto e molle e annessi («lassenza non ha inciso», assicura Todt e anche i rivali, Alonso e Ron Dennis, lo sottolineano); piuttosto il motore di Raikkonen tenuto al guinzaglio per la perdita dacqua di Melbourne e anche qualcosaltro. Lascia intendere lo stesso finlandese: «È stato un weekend difficile, troppi compromessi che non posso dirvi, poca velocità, in Bahrein torneremo come in Australia.
Todt, una furia rossa: «Nessun processo alla Ferrari battuta»
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