«Le toghe hanno violato le regole»

Milano«Questo comportamento dei magistrati è del tutto irrituale. Non parlo di golpe, ma è strano che le nostre liste siano state eliminate sia nel Lazio che in Lombardia». Un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché difenda il diritto costituzionale degli elettori al voto e un attacco ai giudici milanesi che «hanno creato un mostro giuridico». Il coordinatore lombardo del Pdl Guido Podestà ha una laurea in architettura, ma da giorni è costretto a un corpo a corpo con codici e regolamenti per porre rimedio al pasticciaccio brutto della lista Formigoni esclusa dopo il ricorso dei Radicali.
«L’Ufficio centrale della Corte d’appello ha seguito una procedura palesemente contra legem», passa all’attacco Podestà. E spiega che «l’ufficio in data 27 febbraio alle ore 11.50 ha verbalizzato tutte le operazioni relative all’esame delle liste dei candidati all’interno delle quali risulta anche verificata la correttezza delle firme depositate». Le firme dei tre magistrati, cancelliere e segretario certificano poi che «terminati gli accertamenti di cui sopra, oggi 28 febbraio 2010 alle ore 12 (l’Ufficio centrale regionale, ndr) ammette la lista». Tutto chiuso. E, invece, il giorno dopo è scoppiata la bufera.
«Ora - spiega Podestà - abbiamo presentato la richiesta di sospensiva al Tar». Anche perché la Corte d’appello di Milano già oggi procederà al sorteggio dell’ordine delle liste nelle schede elettorali. Senza i simboli del centrodestra, per ora escluso. E quella del verbale non è l’unica stranezza. «Non sono un avvocato - attacca Podestà -, ma leggendo il regolamento del ministero dell’Interno mi sembra chiaro che la richiesta dei Radicali non potesse essere nemmeno presentata. E, dunque, mi chiedo perché i giudici l’abbiano esaminata. E per di più accolta». Il ricorso, spiega, può essere presentato «solo dai delegati della lista alla quale si riferisce la decisione di esclusione della lista e dei candidati». Nessuna possibilità, dunque, di presentare un ricorso sulle liste altrui. Come, invece, ha fatto il radicale Marco Cappato. «Per questo - aggiunge Podestà - ripeto che mi sembra che ci siano dei comportamenti del tutto irrituali».
Come irrituale, sottolinea, è il fatto che i magistrati abbiano consentito ai Radicali l’accesso agli elenchi del Pdl. «E li abbiano lasciati nelle loro mani. Senza avvisarci, in modo che almeno un nostro rappresentante potesse essere presente e controllare. Cosa ci vuole a spostare un foglio con venticinque firme o a pasticciare un timbro?». Vuol dire che i radicali potrebbero aver manomesso i documenti? «Non dico che l’abbiano fatto. Dico che i magistrati, dando loro le nostre carte e senza alcun controllo, li hanno messi nelle condizioni di poterlo fare. E questo non mi sembra un comportamento rispettoso delle regole da parte dei giudici che le regole dovrebbero conoscerle bene».
Il risultato? «Un vulnus alla democrazia. Escludendo il centrodestra da Lazio e Lombardia, si toglie un diritto al 20 per cento degli elettori italiani». Ma forse i primi a non rispettare le regole non sono stati quelli che hanno presentato liste imperfette? «Parliamo di un bollo tondo o di un bollo quadrato. Mi sembrano amenità. Delle semplici formalità. E ci sono infinite sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che ci danno ragione. Siamo tranquilli, non potranno smentire le loro stesse decisioni». L’appello al presidente Napolitano? «Ho lavorato con lui per anni al Parlamento europeo. So quanto tenga ai valori della Costituzione. Qui sono in gioco i principi fondamentali della nostra democrazia. Sono certo che le sue parole in difesa del diritto al voto non rimarranno inascoltate».