L'agricoltura non sarà più come la conosciamo: scatta la rivoluzione

Paesaggio agricolo a Termèno sulla Strada del Vino (Bolzano)
Paesaggio agricolo a Termèno sulla Strada del Vino (Bolzano)

L'impatto ambientale del settore agricolo nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici è un tema di elevata complessità. Da un lato, è chiaro che il settore primario risulti una filiera estremamente strategica nell'ottica della difesa di quote di produzioni alimentari e eccellenze nazionali da tutelare dai marosi di una competizione globale spesso assai articolata; dall'altro, è chiaro che non risulta efficiente sotto un punto di vista economico prima ancora che ambientale ridurre tale tutela a un semplice consolidamento dello status quo.

Questo è ancora più vero quando si parla dell'Italia, Paese che si trova stretto tra diverse problematiche: da un lato, un contesto europeo che con le Politiche agricole comunitarie (Pac) penalizza direttamente il nostro sistema-Paese, garantendo un sussidio diretto a produzioni concorrenti, dato che i redditi degli agricoltori italiani sono coperti dall'Ue per il 28% a fronte del 40% medio comunitario. Dall'altro, un arroccamento su un sistema complesso di bonus, incentivi e sussidi che frenano lo sviluppo sistemico di nuove produzioni e tecniche.

Secondo unba stima Coldiretti, l’Italia ha perso dal 1990 ad oggi il 28% del suo potenziale agricolo, circa 5 milioni di ettari. E se sul profilo ambientale questo ha contribuito al rimboschimento dell'Italia in graduale sviluppo, ciò ha contribuito a una slavina per la produzione. Si è dimezzato il mais, ridotto di un settimo lo spazio della barbabietola, portando alla scomparsa degli zuccherifici, ridotto al 77% di fine XX secolo lo spazio per i frutteti. Parliamo di un depauperamento produttivo pagato a duro prezzo dall'industria agroalimentare nazionale, cui è andato di pari passo un irrigidimento e un notevole peggioramento della qualità ambientale connesso alla permanenza di sussidi dal valore annuo, secondo stime di Legambiente, per 3,1 miliardi di euro che non vanno nella direzione di una crescente sostenibilità.

Il cibo è vita, l'agricoltura è il settore chiave per procacciarselo. E i Paesi non sono disposti, dopo la lezione della pandemia, a rinnciare alla tematica della sovranità alimentare. E al contempo, un miglioramento dell'efficienza e della produttività dell'agricoltura può contribuire a cogliere due piccioni con una fava: sviluppo economico e transizione green. La produzione alimentare è infatti responsabile del 26% delle emissioni nocive globali, il 27,5% in Italia secondo Ispra, prodotte per la maggior parte dall’agricoltura e in primo luogo dall’allevamento del bestiame, e inoltre impatta notevolmente sul tema del consumo idrico, dell'equilibrio di biodiversità e della gestione del suolo. In Italia Ispra stima che nell'ultimo trentennio gli impatti dell'agricoltura in termini di emissioni siano calati del 13% (da 34,7 a 30,2 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica), ma uno sforzo ulteriore è necessario.

Innovazione tecnologica e focus sulla sostenibilità possono in quest'ottica consentire un miglioramento su tutti i fronti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo italiano nella Missione 2 centrata sul tema "Rivoluzione verde e transizione ecologica" si pone l'obiettivo di creare una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali e la competitività delle aziende agricole. Le risorse destinate in forma diretta avranno un valore di 6,8 miliardi di euro, a cui si devono sommare fondi provenienti da progetti trasversali che incideranno anche sull'agricoltura: dalle nuove infrastrutture logistiche agli interventi per la lotta al dissesto idrogeologico e alla dispersione idrica, passando per le nuove connessioni digitali e l'Internet delle cose applicabile alle aziende agricole di ultima generazione. 2,8 miliardi di euro avranno un chiaro focus sulla sostenibilità, come ricorda Agro Notizie: "fondi destinati strettamente al comparto agricolo riguardano ad esempio chi ha degli impianti di lavorazione e stoccaggio in azienda (essiccatoi, frantoi, silos, …) oppure chi intende investire nell'agricoltura 4.0, quindi agricoltura di precisione, sensoristica, tracciabilità (anche blockchain)", mentre nel quadro dell'utilizzo di risorse per abilitare la transizione e la sostenibiltià spicca "l'agrisolare, a cui andranno 1,5 miliardi di euro. Il governo mira a incentivare l'installazione di pannelli solari su capannoni e strutture aziendali (senza nessun consumo di suolo dunque) pari 2,4 milioni di metri quadri".

Nella sostanza la transizione verde passa per l’innovazione tecnologica che rende possibile un uso più efficiente e sostenibile delle risorse, e anche per l'agricoltura questa realtà di fatto non cambia. Lo sviluppo, spesso tutt'altro che ambientalmente proficuo, di nuove, presunte modalità di consumo "ecosostenibili" a livello dei privati cittadini non è che una foglia di fico dietro cui si cela la verà, importante necessità legata al rapporto tra agricoltura e sostenibilità: la necessità di rafforzare strutturalmente la filiera produttiva, facendole fare un salto nel XXI secolo.

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