La svolta dei "green jobs": il futuro del lavoro nell'era della transizione energetica

La svolta dei "green jobs": il futuro del lavoro nell'era della transizione energetica passa per una nuova serie di posizioni ad alta richiesta di competenze.

Green jobs, la spinta dei lavori "verdi" legati alla transizione

La transizione energetica si preannuncia destinata ad essere un fenomeno di profonda ristrutturazione delle economie occidentali e ad impattare profondamente su settori che saranno destinati a essere modificati dalla nuova commistione tra cambiamento nelle fonti energetiche e nuova digitalizzazione dei processi produttivi e dei servizi. Logico, di conseguenza, pensare che questo creerà delle grandi conseguenze sul mondo del lavoro.

Nella letteratura anglosassone da diversi anni si parla dei green jobs, letteralmente i "lavori verdi". Definizione che può apparire a un primo tratto forzata, ma che è entrata nel gergo giornalistico e imprenditoriale per definire la macro-categoria delle professioni destinate ad essere create o ristrutturate dai processi di transizione energetica. Includendo, dunque, anche quelle dei nuovi mercati che la sostenibilità schiuderà.

Per dare un'idea della portata del cambiamento in arrivo, il solo settore delle energie rinnovabili, secondo le previsioni del Global Renewables Outlook 2020 di IRENA (International Renewable Energy Agency), potrebbe produrre ben 42 milioni di posti di lavoro entro il 2050, quattro volte quelli di oggi. Del resto, il progresso è esponenziale in una fase che ha visto nel mondo salire il solo fotovoltaico installato da 25 GW a 660 GW tra il 2010 e il 2020, il prezzo della generazione nel settore calare dell'81% e quello da eolico del 46%. Ad oggi, nei soli Stati Uniti, per esempio, ci sono già 2,7 milioni di posti di lavoro nell'energia pulita, un motore per la creazione di posti di lavoro: per ogni milione di dollari investito nella transizione energetica negli States, si generano infatti mediamente 16,7 posti di lavoro green, oltre tre volte i 5,3 posti di lavoro per milione di dollari creati dalle tradizionali industrie dei combustibili fossili.

Il campo più ampio dei lavori legati al nuovo mondo della sostenibilità sarà di dimensioni ancora maggiori. Tanto da dover portare, in futuro, a capire quali debbano essere i confini del suo perimetro. Può essere definito green job sia la posizione di mobility manager di un'azienda di trasporti, ma anche quella di un ingegnere che progetta materiali ecosostenibili per l'edilizia. Può esserlo il meccanico che sceglie di diventare "meccatronico" come il tecnico esperto di gestione e installazione di reti sostenibili. Vi saranno posizioni legate all'agricoltura di prossimità, alla cucina sostenibile, all'agroalimentare "circolare". Ma molti lavori saranno legati alla digitalizzazione e all'alta tecnologia: dalle professioni nel settore del design e della produzione di veicoli efficienti, dallo sviluppo di nuovi sistemi di trasporto basati sulla digitalizzazione, come lo sharing di auto e bici, alla definizione degli impianti di economia circolare. La società della transizione energetica sarà una società ad alta domanda di competenze.

Come scrive Wise Society, infatti, "i green jobs in Italia sono caratterizzati da un più elevato livello dei titoli di studio richiesti: in un caso su tre (35,2%) si richiede un livello d’istruzione universitario; una bella differenza rispetto alle altre figure professionali (9,8%). Dai “professionisti verdi” le imprese si aspettano non solo formazione più elevata, ma anche una esperienza specifica nella professione", ma sono pronte a garantire maggiore stabilità contrattuale: "le assunzioni a tempo indeterminato, infatti, superano il 49,2% nel caso dei green jobs, quando nel resto delle altre figure tale quota scende a 25,7%".

Al 2018, secondo il report della Fondazione Symbola sulla green economy, i settori legati alla sostenibilità occupavano circa il 13% della forza lavoro, impiegando tre milioni e 100mila persone circa. Settore cardine sarà l'economia circolare, eccellenza nascosta del sistema-Paese, che supera i 500mila addetti. Ma le prospettive di crescita sono ampie ovunque. E questo porrà, di converso, un secondo problema: evitare che a perdersi siano i posti di lavoro tradizionali, dei settori avviati alla dismissione o degli impiegati colpiti dal mix tra nuovi paradigmi energetici e digitalizzazione. I green jobs creeranno veramente sviluppo occupazionale solo se imprese, istituzioni, scuole investiranno risorse ed energie sulla promozione e lo sviluppo di competenze, sul re-skilling e il rafforzamento generale del sistema, senza lasciare indietro nessuno. Anche questo significa fare vero sviluppo sostenibile.

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