"Finita la globalizzazione come la conosciamo": come sarà la transizione secondo BlackRock

L'ad di BlackRock Larry Fink invita a investire in transizione e sostenibilità. Avvertendo che una fase della globalizzazione a suo avviso si è chiusa per sempre.

"Finita la globalizzazione come la conosciamo": come sarà la transizione secondo BlackRock

Con la guerra in Ucraina e il graduale decoupling economico, finanziario e politico tra Russia e Occidente "la globalizzazione per come la conoscevamo è finita per sempre" e per aumentare la sicurezza sociale ed economica anche la "lotta all'inflazione e la transizione energetica" dovranno essere priorità per i mercati occidentali. Parola di Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, un top manager le cui parole pesano come macigni perché rappresentano il vertice del più grande asset manager del pianeta.

Il Ceo e presidente della "Roccia Nera", colosso statunitense capace di orientare le proprie azioni gli operatori di tutto il mondo e le decisioni dei governi, forte di fondi amministrati per circa 10 mila miliardi dollari, di cui un terzo in Europa, ha inviato una nuova lettera agli azionisti dopo il classico messaggio annuale delle scorse settimane. La fine della globalizzazione è segnalata da Fink come dovuta al fatto che la crisi geopolitica esplosa in Ucraina ha messo a terra le dinamiche produttive e le catene del valore consolidate e già rese caotiche dal Covid. Da qui l'esigenza della transizione.

Fink, nella sua lettera di inizio anno (con un titolo manifesto: "Il potere del capitalismo") aveva annunciato la sua personale visione riguardante la critica di un tipo "politicamente corretto" di ambientalismo, sottolineando che il green e la transizione sarebbero stati vantaggiosi e la finanza sostenibile veramente definibile tale solo di fronte alla capacità di generare utili per gli investitori. Fink si scaglia contro il Woke Capitalism, annacquatura progressista dominante in molte grandi corporations anglosassoni in campo retorico ma privo di conseguenze pratiche. Agisce ammonendo chiunque affronti il tema ecologista con dichiarazioni esclusivamente di facciata, proponendo in alternativa un “capitalismo responsabile”. ""Ci concentriamo sulla sostenibilità non perché siamo ecologisti, ma perché siamo capitalisti e siamo legati da un rapporto fiduciario verso i nostri clienti", scriveva Fink, in un messaggio che lasciava ai lettori una questione aperta: la transizione energetica sarà possibile solo quando porterà opportunità di business e utile.

Nel nuovo messaggio post-Ucraina Fink sembra rispondere al suo interrogativo: lo shock strategico, economico, commerciale imposto dalla guerra fa sì che l'era per una transizione profittevole possa nascere sulla scia della guerra russo-ucraina. Di fronte alle nazioni che riaprono le centrali a carbone, alla guerra dei prezzi e all'incapacità delle nazioni di trovare una rotta, BlackRock agisce per mezzo del suo fondatore, da quasi 35 anni al centro del panorama finanziario a stelle e strisce. Nella nuova lettera, a un certo punto del suo ragionamento, il 69enne finanziere californiano afferma che "le prossime 1.000 imprese-unicorno”, ovvero le start-up capaci di capitalizzare oltre un miliardo di dollari, "non saranno motori di ricerca o social media, bensì innovatori sostenibili e scalabili; startup che aiutano il mondo a de-carbonizzarsi e rendono la transizione energetica accessibile a tutti i consumatori".

Su questo obiettivo, sembra essere l'antifona, bisognerà investire con forza in futuro: una transizione energetica "giusta e equa", per Fink, sarà impossibile se imprese e governi non rilanceranno la domanda e si approcceranno alla gestione del lavoro, dei redditi, dell'innovazione e delle nuove fonti energetiche con metodi tradizionali. Un manifesto neo-keynesiano e neo-fordista: più posti di lavoro sicuri, più reddito, più sicurezza economica per fare delle classi medie in crisi i clienti della nuova transizione. BlackRock e Fink non intendono però abbandonare, in quest'ottica, l'idea di una transizione graduale che la realtà sta insegnando essere l'unica via per governar efficacemente la svolta in atto. "Continueremo a lavorare a fianco delle compagnie energetiche impegnate nella transizione e che saranno decisive in futuro": e gli investimenti compiuti in questi anni lo testimoniano.

Mentre prepara la transizione, BlackRock si appresta inoltre a essere uno dei grandi vincitori della nuova corsa del gas naturale liquefatto a stelle e strisce chiamato a sostituire l'oro blu russo nei mesi a venire. StartMag ha segnalato l’importante presenza dell’alta finanza di Wall Street nel mercato in questione: “I maggiori azionisti di Cheniere Energy sono i fondi Vanguard Group (8,3%) e BlackRock (6,8%), l’imprenditore Carl Icahn (6,3 per cento) e Blackstone (4,6%). Tra gli azionisti di Tellurian figurano la società di servizi finanziari State Street Corporation (6,5%), il fondo BlackRock (5,9%), Vanguard Group (5%) e la compagnia petrolifera francese TotalEnergies. BlackRock (9,2%), Vanguard Group (8,5%) e State Street (5,5%) sono azionisti di Sempra. E possiedono quote anche di Dominion Energy: rispettivamente del 6,8 per cento, dell’8,6 per cento e del 5,2 per cento”. BlackRock è dunque tra i tre maggiori azionisti degli operatori più dinamicamente attivi in questa partita. E la transizione potrebbe strutturarsi vedendo nell'Europa una provincia geopolitica ed economica degli Stati Uniti, ad essi sempre più vincolata per l'assenza di alternative reali e, soprattutto, per il potere di mercato esercitato da attori come BlackRock. Veri decisori di ultima istanza sull'orientamento degli investimenti della transizione, che si presuppone una questione più finanziaria e industriale che ambientale

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