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La tratta dei baby-calciatori ha in mano interi campionati. C'è da indagare

Nel romanzo di Bellinazzo, agenti distratti, procuratori senza scrupoli e un mondo travolto dal troppo denaro

La tratta dei baby-calciatori ha in mano interi campionati. C'è da indagare
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Marco Bellinazzo è un giornalista del Sole 24 Ore che da anni si occupa degli intrecci fra calcio, economia e finanza. Adesso Bellinazzo ha però deciso di mettere a frutto la sua esperienza sul mondo del pallone per giocare in un altro campionato, quello della narrativa poliziesca. La colpa è di chi muore, pubblicato da Fandango, è il suo primo romanzo ed è un giallo a tinte fosche che attinge a piene mani nell'ambiente malato del football internazionale, dove dirigenti distratti, procuratori senza scrupoli, affaristi pronti a tutto e persino criminali patentati alimentano da anni l'osceno fenomeno della tratta dei baby-calciatori.

Un business milionario che riguarda in particolare ragazzini africani portati in Europa con vari espedienti, dai documenti falsi alle adozioni taroccate, e messi sul mercato come bestiame, costretti a riscattare con il proprio sudore i soldi spesi per il viaggio e il soggiorno. Loro sono attratti dal sogno di diventare idoli sportivi, ricchi e famosi. Trafficanti, intermediari e procuratori lavorano invece sui grandi numeri: in media uno su cento ce la fa e li ripaga ampiamente del tempo e del denaro investiti nella tratta. E tutti gli altri che fine fanno? Alcuni si accontentano di contrattini nelle serie minori europee, molti si perdono nell'ombra della clandestinità e della miseria, qualcuno si ribella e viene eliminato.

Il romanzo di Bellinazzo parte proprio da qui, dal ritrovamento casuale di un cadavere nella parte italiana del lago di Lugano. Dagli esami risulta essere un ragazzino di origine africana, ucciso con un colpo di pistola e con evidenti lesioni al torace, forse per il prelievo degli organi interni. La Procura di Como apre un fascicolo, ma le indagini non andrebbero da nessuna parte se non arrivasse l'imbeccata giusta da un giornalista sportivo, Dante Millesi, napoletano trapiantato a Milano (anzi, a Sesto San Giovanni), con un passato da aspirante calciatore frustrato da un grave infortunio e un presente da cronista disilluso in un sito internet, Calcio & dintorni.

Grazie ai suoi agganci nel sottobosco calcistico, Millesi viene a sapere da un procuratore in disarmo e malato di cancro che il corpo nel lago appartiene a un giovane nigeriano, vittima del traffico di esseri umani gestito dalla criminalità africana con l'avallo (o la complicità?) di agenti internazionali riconosciuti dalla Fifa.

La colpa è di chi muore (titolo mutuato da De Andrè) dà il meglio di sé nella ricostruzione dell'odissea dei ragazzi africani, scovati dai trafficanti nelle bidonvilles di Lagos, portati a Parigi e da lì smistati illegalmente in giro per l'Europa, con identità e documenti falsi.

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