Trent’anni in 8 minuti: è la magia di Armani

Prada per Miu Miu si ispira a Memphis e inventa le camicie porta I-pod

Daniela Fedi

da Milano

Inventare nell'inventato è l'esercizio più difficile che ci sia, il primo problema da risolvere quando si parla di eleganza maschile. Armani ci riesce da sempre con piccole ma significative evoluzioni che, una volta sommate, fanno una grande rivoluzione culturale. Così per l'indimenticabile sfilata che ieri ha chiuso la tornata di Milano Moda Uomo dedicata alla primavera/estate 2006, il maestro ha presentato trent'anni in otto minuti: una sintesi fulminante del suo immenso vocabolario di stile. Titolo dello spettacolo (di questo si è trattato) «Armanìa», ovvero tutto ciò che nel corso del tempo ha reso gli uomini eleganti maniaci dei suoi modelli. «Le mie solite manie - dice sorridendo Armani - quella continua ricerca di nuovi equilibri tra forma, sostanza e libertà che mi sono imposto nel lavoro. Tradotto in capi significa prima di tutto la giacca: è un uso insindacabile per l'uomo, non c'è sportswear che tenga. Stavolta ci sono almeno 15 variazioni sul tema perché ormai non si può più pensare a una solo modello: quel che di giorno dev'essere leggero, aereo e confortevole, la sera diventa più piccolo e sensuale a cominciare dalle spalle ben segnate. Il resto va da sé: pantaloni, camicie e pullover pensati nei minimi dettagli per esaltare con l'aspetto fisico quello mentale».
Infatti dire che questa straordinaria collezione ridisegna il formale è riduttivo, perché Armani ha piuttosto inventato un nuovo modo di vestirsi bene. Per esempio il classico completo gessato che nel guardaroba maschile ha la funzione del passe partout, nelle sue mani diventa un capolavoro di proporzioni, con i pantaloni stretti o meglio rastremati che lo stilista definisce «in grado di farti sentire "figo" anche se non hai più l'età» sotto alla più moderna e inconfondibile delle giacche armaniane. Accorciata sui fianchi per dare slancio alla figura, leggermente imbottita all'altezza delle spalle per alzare la zona da cui scendono i revers a lancia, addosso è una specie di magia. C'erano poi le superbe giacche da sera, nere e indossate con le nuove camicie prive di collo su cui Armani (come del resto Miuccia Prada) scommette convinto. Quindi le fenomenali giacche «Beckham» di jersey, i pantaloni-pigiama come valida alternativa al pareo da spiaggia e soprattutto ai ridicoli calzoni corti e appesi alle natiche, con cui, chissà perché, certi stilisti con il gusto dell'orrido vestono l'uomo nel tempo libero. Il tutto con un senso di agio e leggerezza perfino nei tessuti dai luccicanti bagliori metallici irrinunciabili per la prossima estate.
E senza troppi colpi di testa nei colori perché re Giorgio sostiene saggiamente che gli uomini in technicolor stanno bene solo al mare, quando sono molto abbronzati. Tra le altre regole d'oro dettate da un uomo che compirà 71 anni tra dieci giorni, ma ne dimostra fisicamente 50 e per modernità mentale meno della metà, compare prima «considerare la propria età» poi «non aver paura del proprio status sociale». Dunque per vestirsi bene non basta una mania: ci vogliono anche buon senso e buon gusto, ma al resto pensa Armani. Per i più giovani (e non solo per loro) Miuccia Prada ha pensato una collezione Miu Miu esemplare sotto tutti i punti di vista. La stilista l'ha descritta: «Quando una maglietta bianca e un abito grigio sono il massimo dell'eccitazione». Il pubblico in sala invece diceva: «Quel che vorremmo vedere addosso ai nostri figli». Tutti d'accordo, quindi, perché le camicie con porta I-pod e porta cellulare nascoste tra le stampe ispirate a Memphis (la corrente artistica degli anni Ottanta, non la città di Elvis Presley) come i pantaloni smilzi nonostante le pinces e le giacche distrattamente appoggiate sulle spalle, erano il massimo della semplicità ma delineavano un atteggiamento beneducato verso la vita. A tutto puoi pensare tranne alla buona educazione se uno stilista ti dice di aver costruito la collezione da un cinturone che «celebra, protegge e totemizza il pene». In realtà Marithé e François Girbaud hanno fatto un lavoro egregio sul jeans e una sfilata divertentissima con tre fratelli giapponesi esperti di boxe tailandese che aprivano le danze di una scatenata tribù metropolitana. Del resto da 40 anni i due designer francesi ne fanno di tutti i colori sul denim. E come dicono loro dopo aver passato tanto tempo tra le gambe della gente per forza diventi un po' fallocratico.

Commenti