Troppi immigrati, la scialuppa Italia rischia di affondare

Scorrendo le pagine del rapporto Censis sulle migrazioni presentato ieri a Roma si viene assaliti da un senso di disagio. Se ne trae una precisa sensazione di un fenomeno programmato e gestito molto male e di cui non si è del tutto in grado di prevedere sviluppi e conseguenze. Gli appassionati di storia ricorderanno di certo l’episodio della accoglienza dei Goti nell’Impero Romano: nel 376 il debole imperatore Valente concesse ai Goti, poveri e minacciati dall’avanzata degli Unni, di attraversare la frontiera del Danubio e di stabilirsi nei territori dell’Impero. L’ingenuo Imperatore pensava di poter arruolare i nuovi arrivati come soldati e poter aumentare il numero dei soggetti tassabili, ma l’innesto troppo veloce di un numero così grande di immigrati non riuscì ad essere assorbito e la povertà dei nuovi arrivati provocò un numero disastroso di guerre e tensioni che furono determinanti nella caduta di Roma. Tutto questo si svolgeva nel territorio dell’attuale Romania. Gli storici stimano che i Goti accolti da Valente fossero 200mila: il rapporto Censis ci dice che nel corso del 2007, complice l’inclusione della Romania nell’Europa e l’atteggiamento irresponsabile e lassista in materia di immigrazione del governo di centrosinistra (che forse puntava a nuovi elettori), il numero dei soli Romeni arrivati in Italia è stato di 283mila unità, più della metà del totale immigrati registrato in quell’anno funesto, pari a 440mila individui. Va anche considerato che si tratta certo di numeri stimati per largo difetto perché il clandestino sfugge alle rilevazioni e che l’effetto ondata è stato arginato solo quest’anno (pertanto si temono numeri analoghi per il 2008). Si tratta di cifre che fanno tremare i polsi e rappresentano il massimo incremento nella storia dell’immigrazione in Italia. È del tutto evidente che flussi di tale entità non potrebbero essere sostenuti nemmeno in presenza di una situazione di piena occupazione e di intensa crescita, in presenza addirittura di una recessione come nel momento attuale, l’impatto diventa pericolosissimo e i dati del rapporto, che segnalano un generico «aumento della precarietà e della discriminazione», rischiano di essere solo un inizio. La verità è che i movimenti migratori non governati sottintendevano aspettative di crescita delle possibilità lavorative del tutto irrealistiche e la crisi ha riportato tutti con i piedi per terra. Le aspettative di nuove assunzioni di immigrati sono solo 92.500, e gli altri? A questo punto la domanda è solo legata al raggiungimento o meno del punto critico oltre il quale si rischia di non poter più porre rimedio. I ricongiungimenti e il tasso di natalità degli immigrati (doppio rispetto a quello degli italiani) costituiscono un rubinetto impossibile da chiudere del tutto, pertanto ogni arrivo addizionale deve essere concesso solo a titolo di eccezione e strettamente legato all’effettiva disponibilità di un lavoro reale e verificato. Non si devono temere i richiami dell’Europa e i proclami della sinistra, non è una questione di generosità ma di semplice realismo: chi continua ad imbarcare gente sulla scialuppa poi la fa affondare e alla fine annegano tutti. Bel risultato.
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