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La "Turandot" si fa in quattro (versioni). Al Conservatorio col finale di Luciano Berio

Il progetto "T4T" manda in scena i giovani sotto i trent'anni

La "Turandot" si fa in quattro (versioni). Al Conservatorio col finale di Luciano Berio
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Cent'anni fa, il 26 aprile 1926, Milano teneva a battesimo una delle opere più eseguite al mondo: Turandot di Giacomo Puccini. Per intenderci, quella dell'acuto degli acuti, il celebre "Vincerò". La rivedremo alla Scala esattamente a un secolo dalla prima, il prossimo aprile. Con un'anticipazione tutt'altro che rituale: quella affidata a decine di giovani sotto i trent'anni, così giovani che nel caso del vecchio imperatore la difficoltà è stata semmai "invecchiare" il personaggio. La giovane Turandot andrà in scena oggi e domani in un Conservatorio trasformato per l'occasione: un palcoscenico prolungato fino alla platea, cantanti in movimento tra scena e pubblico, fondali su cui scorrono i bozzetti originali: digitalizzati e in movimento. Il progetto si intitola T4T The Four Turandot e mette a confronto le quattro versioni dell'opera, ciascuna eseguita in un Paese diverso (Italia, Corea, Cina, Stati Uniti). A Milano si ascolterà la versione con il finale di Luciano Berio, altrove l'edizione interrotta alla morte di Puccini e diretta da Arturo Toscanini il 25 aprile 1926, poi le due con i due finali di Franco Alfano (il primo e il secondo, quest'ultimo più noto). Un percorso che restituisce la complessità filologica di un'opera rimasta, per definizione, incompiuta.

Finanziata dal PNRR, l'iniziativa è guidata dal Conservatorio in collaborazione con i Conservatori di Firenze, Modena e Carpi, Piacenza e Torino, il Politecnico delle Arti di Bergamo, NABA Nuova Accademia di Belle Arti e l'Università degli Studi di Milano.

Il progetto è corale anche sul piano creativo: gli studenti di NABA disegnano i costumi a partire dai figurini e dai bozzetti conservati nell'Archivio Storico Ricordi; l'Area Design realizza render virtuali ed elementi scenografici in stampa 3D; il Conservatorio di Piacenza sviluppa riprese e ambienti tridimensionali; gli istituti bergamaschi coordinano l'impianto multimediale e l'identità visiva complessiva.

Produzione spettacolare, ma senza effetti gratuiti: la regina Turandot farà il suo ingresso scendendo le scale della Sala Verdi, per poi essere proiettata sul fondale. È una Turandot under 30 fino in fondo, con un rovesciamento curioso: invece di ringiovanire i personaggi, qui si è dovuto lavorare per dare età all'imperatore.

Sul podio si avvicenderanno Sergio Castroreale, oggi e Samuele Chino, domani, alla guida dell'Orchestra Filarmonica e del Coro dell'Opera di Parma. La regia è firmata da Livia Lanno e Stefania Giorgia Butti.

I giovani interpreti sono affiancati da tutor di esperienza: Barbara Frittoli e Maria Pia Ionata per il canto; Marcello Bufalini e Nicola Samale per la direzione d'orchestra; Paolo Fiamingo e Stefano Giannini per il pianoforte.

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