Nuova offensiva turca contro le milizie curde in Siria

Scatta l'operazione "Ramo d'ulivo". Nel mirino posizioni dello Ypg in Siria

Nuova offensiva turca contro le milizie curde in Siria

Parlano di più di cento obiettivi colpiti le dichiarazioni ufficiali che arrivano dalla Turchia al termine della prima ondata di bombardamenti su Afrin, la città nel nord-ovest della Siria controllata dal 2012 dagli uomini delle Ypg, le milizie legato al partito curdo Pyd.

È iniziata sabato, alle cinque del pomeriggio precise (le tre italiane) l'operazione che Ankara ha ribattezzato "Ramo d'ulivo" e con quale ha dato seguito ad avvertimenti che lanciava da tempo, andando a colpire quella che vede come l'incarnazione siriana degli autonomisti curdi del Pkk, ma "anche l'Isis", stando alle parole che arrivano dalla Turchia. Una dichiarazione problematica, perché di obiettivi legati ai jihadisti in quell'area non ce ne sono.

Dopo colpi d'artiglieria che da giovedì si riversavano sull'area, con migliaia di uomini inquadrati nell'Esercito libero siriano pronti a entrare in azione accanto ai turchi e una retorica incendiaria da parte del presidente turco Erdogan, era solo questione di tempo prima che l'operazione entrasse nel vivo.

Settantadue gli aerei da guerra che si sono levati in volo, superando la frontiera per andare a scaricare le loro bombe sulla zona, colpendo obiettivi militari - incluso l'aeroporto di Minnigh - e senza fare vittime, se non "tra i terroristi", a sentire la parte turca. Uccidendo "sette civili, tra i quali un bambino, come anche due combattenti donne e un uomo", secondo un portavoce delle milizie curde.

Il "via libera" di Mosca

È difficile pensare che gli aerei da guerra turchi siano decollati senza che prima Ankara ottenesse un via libera dagli altri attori direttamente impegnati in Siria. Appena dopo l'inizio dei bombardamenti, da Mosca arrivava la notizia di un ricollocamento degli osservatori militari russi presenti nell'area, insieme alla richiesta di agire "con moderazione". Pochi giorni fa il capo di stato maggiore turco e il numero uno dei servizi segreti erano volati a Mosca. In un colloquio telefonico il ministro degli Esteri Cavusoglu ha aggiornato il segretario di Stato americano Rex Tillerson.

"Sappiamo molto bene che l'esercito turco non avrebbe dato il via a questa operazione senza l'assenso del mondo e in particolare della Russia - ha commentato Birush Hasekem portavboce delle Ypg -. Per questo riteniamo la Russia tanto colpevole quanto la Turchia per l'aggressione". Ha poi aggiunto: "Non ci rimane altra scelta che resistere".

Quattro razzi sono caduti ieri sera su Kilis, località dalla parte turca della frontiera e altri quattro oggi su Reyhanli, centro urbano altrettanto vicino al confine dove - secondo le autorità locali - un cittadino siriano è morto e trentadue altre persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave. Le forze ribelli filo-turche sono entrate in azione oggi, iniziando a premere sulle posizioni tenute dalle Ypg, che parlano però di un'avanzata per ora respinta.

Sostegno e opposizione

Mentre il principale partito d'opposizione rivolgeva "tutto il sostegno e il supporto all'eroico esercito" turco, a condannare l'intervento militare tra i partiti in parlamento soltanto lo Hdp filo-curdo, spesso accusato da Ankara di "sostenere il terrorismo".

Nadir Yıldırım, parlamentare della provincia orientale di Van, ha parlato di un "tentativo d'invasione". "Ovunque vi facciate vedere - ha tuonato Erdogan da Bursa, mettendo di nuovo sullo stesso livello Hdp e Pkk - sappiate che le nostre forze di sicurezza vi staranno con il fiato sul collo".

Le procure delle province a maggioranza curda di Van, Diyarbakir, Mardin e Mus e quella di Ankara hanno iniziato a indagare per "propaganda terroristica" su un serie di post pubblicati online in queste ore, in quello che viene letto come il tentativo di impedire proteste simili a quelle che sorsero durante l'assedio da parte dell'Isis a Kobane.

L'America e il nodo curdo

La questione delle milizie curde, solido alleato per la coalizione internazionale impegnata contro l'Isis, è da tempo una delle maggiori ragioni di attrito nei rapporti di Ankara con i Paesi occidentali. Un fatto che era risultato tanto più evidente quando, ad agosto del 2016, era iniziata l'operazione Scudo dell'Eufrate, ancora una volta con l'obiettivo di ricacciare indietro i curdi delle Ypg.

Ankara sostiene che l'intervento in Siria sarebbe legittimato dalle Nazioni Unite per autodifesa e ha convocato ieri gli ambasciatori di Iran, Russia e Stati Uniti per tenerli aggiornati su quanto in corso. Ancora il ministro Cavusoglu ha detto di avere informato Damasco via lettera, mentre Erdogan parlava già di un obiettivo: Manbij, altra città siriana sottratta dai curdi al controllo delle bandiere nere.

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