Turismo, ci mancava la violenza

«È proprio lui. Non posso credere che sia vero». Cade dalle nuvole il direttore del lussuoso hotel a quattro stelle dei Parioli, che fa parte di una catena di alberghi romani. L’edificio a cinque piani, pieno di salotti rossi, marmi e grandi lampadari, tra domenica e lunedì è stato teatro del doppio stupro della ventunenne americana, giunta nella capitale dal Nevada, insieme a una sessantina di studenti del suo college.
«Non ne sapevo nulla - dice guardando la foto di Lucio D.G., il presunto stupratore - dal gruppo, che è proprietario anche di altri alberghi, mi hanno solo comunicato che quell’uomo è in ferie da domani (oggi per chi legge, ndr.)». Per il direttore la notizia è una doccia fredda. «Sono sconvolto - prosegue -. Quel dipendente lavorava qui da 9 anni. Prima faceva il turno di pomeriggio poi, da un mesetto, l’avevo spostato a quello notturno per una piccola punizione, poiché aveva sbagliato alcune procedure amministrative. Ma non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Nessuno ha mai notato atteggiamenti strani, qualcuno diceva che era un pò scorbutico ma niente di più». Poi aggiunge: «Spero che non sia vero, altrimenti è giusto che paghi, anche se mi auguro che l’errore di un singolo non rovini il lavoro di tanti altri che sono qui da anni». Ma davanti alla possibilità che all’albergo venga tolta la licenza non ci sta: «Revocarla? Mi sembra una follia».
L’ipotesi era stata avanzata a caldo dal sindaco Gianni Alemanno, che ha condannato fermamente un episodio che getta un’ombra sulla capitale, con il rischio che venga dipinta come una città pericolosa o poco acccogliente per i turisti. Ma dopo la notizia data da Federalberghi, che annuncia il licenziamento del portiere-stupratore, il primo cittadino mitiga i toni.
«Prendo atto di quanto dichiarato da Federalberghi Roma e mi sembra che il comportamento della proprietà sia stato assolutamente corretto - dice Alemanno -. Allo stato attuale non sembrano esserci precedenti che avrebbero potuto mettere la direzione sull’avviso di aver a che fare con una persona capace di compiere un crimine tanto terribile. Inoltre il licenziamento è avvenuto con la dovuta tempestività. Credo che nessun addebito possa essere fatto ai proprietari».
Il presidente della Commissione Politiche Sociali e Famiglia Giordano Tredicine esprime solidarietà alla turista e chiede un provvedimento duro. «Questo ignobile episodio provocherà un danno all’immagine di Roma e alla sua reputazione di città accogliente e ospitale - dichiara -. Auspico una condanna esemplare per chi ha compiuto questo gesto spregevole».
«Episodi come questo mettono in pessima luce la capitale e se Roma dovesse iniziare a essere considerata all’estero una città violenta e poco sicura, soprattutto per le donne, sarebbe inevitabile una ricaduta sul turismo», incalza l’assessore provinciale Patrizia Prestipino.
Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, invita a non fare di tutta l’erba un fascio: «Ognuno risponde singolarmente delle proprie azioni e nel caso in questione bisogna vedere come sono andate le cose, se c’è stata un’eventuale corresponsabilità. «Dopodiché - sottolinea Roscioli - sarà il magistrato competente a formulare il capo di accusa e se colpevole il responsabile pagherà personalmente. Ma l’azienda non c’entra nulla».
Lavinia Mennuni, delegata del sindaco alle Politiche per le Pari opportunità parla invece di doppio oltraggio: contro la dignità e la sicurezza delle donne e contro l’immagine di Roma. «Mettiamo a disposizione della vittima se vorrà avvalersene - sottolinea l’esponente del Pdl - tutte le tutele giuridiche, sociali e di assistenza di cui il Comune è capace».

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