Turisti sciacalli o benefattori?

Bando alle ipocrisie. Chi di noi - nei panni dei passeggeri della «Independence of the Seas» - si sarebbe comportato diversamente da loro? Siamo davvero sicuri che, dopo aver sborsato migliaia di euro per la crociera, avremmo rinunciato a fare i turisti per «rispettare» le vittime del terremoto?
Ieri tutti i mass media hanno stigmatizzato il comportamento degli ospiti della compagnia Royal Carribbean, «colpevoli» di essersi goduti mare, sole e spiaggia sulla baia di Labadee Beach, paradiso a cento chilometri dall’inferno di Port-au-Prince. Dalle cronache si leva il tam tam moralistico: «Barbecue, party, cocktail, impennate con la moto d’acqua, partite di pallavolo... tutto mentre nella capitale regna morte e disperazione». Ma tant’è: i tour operator offrono «pacchetti caraibici» col 50% di sconto. Le prenotazioni fioccano. Nessuno usa esplicitamente l’aggettivo «sciacalli», ma si capisce che quei turisti, «insensibili al dramma del popolo haitiano», vengono considerati dai depositari dell’etica solidaristica l’ultimo anello della feccia umana.
Sul fronte opposto (ma con esiti altrettanto sconcertanti) c’è chi dipinge i turisti a zonzo in bermuda nell’Haiti risparmiata dalla tragedia quasi come dei «benefattori». Come dire: «Se i vacanzieri abbandono questo luogo, dove il turismo è tutto, addio rinascita...». Insomma, da un estremo all’altro: dal turista «sciacallo», al turista «filantropo».
Ovviamente la verità non sta né nella prima definizione né nella seconda, ma entrambe sono funzionali a smascherare la grande ipocrisia che ci obbliga a sentirci (a mostraci) più buoni, più politically correct. Col rischio, però, di piombare nel ridicolo. Com’è accaduto, ad esempio, a John Weis, vicepresidente della compagnia di navigazione americana Royal Caribbean International, finita nella bufera per il soggiorno gaudente nella baia di Labadee Beach: «Abbiamo rinunciato alle sedie a sdraio extra, ai lettini e ai materassi che ora vengono usati in un ospedale di fortuna». E no, caro mister Weis, i disperati di Haiti delle sue «sdraio extra» non sanno proprio che farne; meglio un dignitoso silenzio, che un’elemosina spacciata per aiuto umanitario.
Dello stesso avviso, probabilmente, anche i molti passeggeri della nave da crociera che ieri si sono rifiutati di scendere a terra, bollando la decisione di attraccare ad Haiti come «disgustosa».
«Gli ospiti posso scegliere di rimanere sulle navi se non si sentono tranquilli a Labadee e per loro abbiamo aumentato i nostri programmi a bordo - ha dichiarato una portavoce della compagnia di navigazione americana - Gli ospiti che decidono di sbarcare possono farlo, sapendo che l’intero ricavato della loro visita a Labadee sarà devoluto alle attività di soccorso».
Che bello divertirsi con la coscienza a posto...
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