"Per me il Museo Bagatti Valsecchi è casa, famiglia, storia". E come potrebbe essere altrimenti, visto che Camilla Bagatti Valsecchi nello storico palazzo di via Gesù è nata e cresciuta fino alla metà degli anni Settanta? Dal 2021 è presidente della Fondazione Bagatti Valsecchi che gestisce la casa-museo nata dall'intuizione dei suoi avi, i fratelli Fausto e Giuseppe, che alla fine dell'Ottocento crearono nel cuore di Milano una dimora privata ispirata ai palazzi signorili del Quattro-Cinquecento, arredandola poi con preziosi oggetti d'arte rinascimentale. Da palazzo privato, il Bagatti Valsecchi di Milano è oggi una delle case-museo aperte al pubblico meglio conservate in Europa. Con ricco programma di mostre e di eventi anche per questo 2026.
Signora Camilla, come si porta un cognome importante come il suo?
"Amo avere questo doppio cognome ma, diciamolo, al giorno d'oggi i cognomi contano meno di un tempo. Ciò che sento forte è la responsabilità. È una responsabilità bella, di cui sono grata alla vita. Il mio compito è mantenere vivo un museo che è un unicum nel suo genere e mantenere vitale il progetto culturale che sta dentro questo luogo, partorito sia dalle idee dei fondatori ma anche dalle generazioni più vicine a me, come quella di mio padre e delle sue sorelle che tanto hanno fatto per il palazzo. Per questo, come regola di ogni progetto che decidiamo di intraprendere nel museo, partiamo sempre dai motti latini che sono scritti in giro per casa sulle pareti: è il nostro modo di mantenere in vita i Bagatti Valsecchi".
Da due anni la direzione del museo è passata nelle solide mani di Antonio D'Amico, storico e critico d'arte, segnando un cambio di passo rispetto al passato: perché?
"Lo ha già detto lei: perché un cambio di passo era necessario! Ci siamo chiesti come far vivere davvero la nostra casa-museo, come attrarre pubblico più giovane e diverso da quello solito. Ci siamo soprattutto interrogati su quali progetti e iniziative promuovere non solo per attirare visitatori, ma per farli tornare, perché questa è la vera sfida, specie in una città come la nostra. Sono nati così eventi divertenti come la serie "Stasera al museo", che registra regolarmente il tutto esaurito, in cui combiniamo aperitivo, la visita e uno spettacolo al museo. Abbiamo adottato una leggerezza di approccio che contraddistingueva anche le personalità che hanno fondato e abitato questa casa: uomini giocosi e appassionati come i fondatori o come è stato mio nonno, che amava i travestimenti a tema e gli scherzi".
Qual è la caratteristica che a suo giudizio rende le case-museo dei luoghi così speciali?
"Questo è un aspetto su cui rifletto spesso. Il museo è quasi un "luogo di culto", un posto in cui vai e ammiri opere d'arte e mostre, ma non possiede ciò che ha intrinsecamente una casa-museo. In posti come questi ad ogni passo non puoi non pensare a chi vi è stato prima di te, alle cose che ha fatto. Una casa-museo non è solo uno scrigno d'arte: è un tesoro di storie".
Che cosa ne pensa della scena culturale che si respira a Milano?
"C'è un'offerta ampia e direi vivace. La città propone tantissimo, tra mostre e teatri. Personalmente, amo molto seguire la programmazione espositiva di Palazzo Reale e le stagioni teatrali, in particolare quelle dell'Elfo e del Piccolo. Senza dimenticare la Scala, ovviamente".
Luogo del cuore in città?
"Sono nata nel Quadrilatero, non potrei scegliere altro! Oggi è molto cambiato da quando ero ragazzina e bisogna prenderne atto: le città evolvono. Mi fa solo tristezza vederlo vuoto la sera".
Che
cosa le piacerebbe cambiare, se potesse, a Milano?"La quantità di verde. Tutte le nuove piazze che nascono non hanno alberi, appaiono come distese di cemento, come quella appena rifatta a San Babila. Inconcepibile".