Sono tre grandi vecchi della giustizia milanese, tre avvocati e professori universitari che con le loro difese e le loro lezioni hanno fatto la storia: e che ieri si ritrovano uno accanto all'altro, nell'aula magna del Palazzo di giustizia, a spiegare le ragioni del Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Ennio Amodio, Gaetano Pecorella, Oreste Dominioni hanno vissuto da protagonisti anche l'epoca di Mani Pulite, quella in cui la contiguità tra pubblici ministeri e giudici si manifestò in tutto il suo splendore, con Di Pietro che portava di notte le richieste di cattura al suo giudice di riferimento, e gli arresti che scattavano in diretta con ordinanze "copia e incolla". Hanno toccato con mano il "gemellaggio continuo tra giudici e pm", come lo definisce Amodio. E oggi toccano con mano l'asprezza con cui i fautori del No insultano chi presenta la riforma come una riforma di civiltà.
I tre prof si guardano bene dallo scendere al livello di chi sostiene che "voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata", come ha detto il procuratore Gratteri in questi giorni. Preferiscono volare più in alto, parlare di filosofia del diritto come fa Pecorella quando spiega che solo in un processo ad armi pari si può arrivare alla verità, "perchè la verità è figlia della dialettica". O parlare di storia del diritto come fa Dominioni, raccontando che è la Costituzione, nella settima disposizione transitoria, a ricordare che l'ordinamento giudiziario ereditato dal fascismo doveva essere provvisorio, e invece è ancora in vigore, ed è quell'ordinamento a prevedere una carriera unica per giudici e accusatori: "Questa riforma - dice Dominioni - finalmente attua la Costituzione, la sua approvazione definitiva dovrebbe essere un giorno di festa nazionale".
Ottantotto anni Pecorella, ottantaquattro Dominioni, ottantasei Amodio: non
hanno ambizioni da coltivare, sono solo tre saggi e disinteressati cultori del diritto. Convinti che la posta in gioco il 22 e 23 marzo sia in fondo semplice da spiegare: "Un pezzo di libertà in più, se vince la riforma".