Applausi lunghi, emozione palpabile e un sorriso che attraversa il tempo. Alla prima serata del Festival di Sanremo, sul palco del Teatro Ariston, sale Gianna Pratesi, 105 anni, un’energia contagiosa e una memoria viva di uno dei momenti fondativi della nostra Repubblica. Voluta dal direttore artistico Carlo Conti per celebrare gli 80 anni del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, Pratesi è l’ospite d’onore della serata inaugurale. “Ma come ha votato, per la Repubblica o per la monarchia?”, le chiede Conti. La risposta è netta: “Ma no, per la Repubblica. Tutti in famiglia l’abbiamo fatto. Eravamo sicuri in casa mia. Tutti di sinistra. Finalmente le donne votavano”.
Un passaggio semplice, diretto, che racchiude il senso di una conquista storica. E che lei ha voluto accompagnare con un messaggio altrettanto chiaro: “Grazie a questa Repubblica che ci permette di essere liberi”..
Il primo voto delle donne
Classe 1920, nata a Chiavari, Gianna Pratesi è stata una delle circa 13 milioni di donne che per la prima volta nella storia italiana si recarono alle urne. Era il 2 giugno 1946, gli italiani erano chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Per le donne, era anche il debutto nella vita politica del Paese, dopo il riconoscimento del diritto di voto sancito l’1 febbraio 1945 dal governo Bonomi. Aveva 26 anni quando votò. “Finalmente era finita una pagina buia, cambiava tutto, è cambiato tutto”, ha raccontato. Quel voto sancì la nascita della Repubblica italiana e segnò l’ingresso pieno delle donne nella cittadinanza attiva. Sul palco dell’Ariston, davanti a milioni di telespettatori, ha riportato quella memoria dentro il presente, trasformando un ricordo personale in patrimonio collettivo.
Una vita tra Chiavari e la Scozia
Nata il 16 marzo 1920, ha trascorso l’infanzia nella cittadina ligure prima di affrontare una svolta importante. A 28 anni, dopo aver perso entrambi i genitori nel giro di tre anni, si trasferì in Scozia insieme alla sorella. Lì conobbe il marito e con lui avviò una gelateria, gestita per oltre vent’anni. Un’esperienza di lavoro e sacrifici all’estero, da emigrante italiana nel dopoguerra, prima del rientro definitivo in Liguria. Tornata a Chiavari, si è dedicata alle sue passioni con lo stesso entusiasmo di sempre. Madre di due figli, Alessandro e Marco, oggi rispettivamente di 75 e 64 anni, continua a condurre una vita sorprendentemente attiva, passeggiate quotidiane, pianoforte, pittura, ballo e una curiosità intatta verso il mondo.
La passione per la musica, lo sport e i giornali
Sul palco di Sanremo non si è limitata al racconto storico. Con spontaneità ha confessato: “A me piacciono le canzoni di Ornella Vanoni”, citando l’artista che ama di più, Ornella Vanoni. Poi, con un sorriso, ha accennato il ritornello di “24mila baci” di Adriano Celentano, sorprendendo il pubblico e dimostrando una memoria musicale vivissima. Ogni giorno dedica ore allo studio del pianoforte. Ama la musica scozzese, dipinge e legge senza occhiali. Prima di iniziare la giornata, sfoglia i quotidiani, “comincio dalla Gazzetta dello Sport”, per restare aggiornata su una delle sue grandi passioni, il tennis. Nel suo passato c’è anche lo sport praticato, il 15 maggio 1938 si classificò terza in una gara di nuoto organizzata in occasione dell’inaugurazione della piscina olimpionica di Chiavari. Un dettaglio che racconta il carattere determinato di una donna abituata a mettersi alla prova.
Il valore simbolico della sua presenza
“La sua presenza deve far riflettere i nostri giovani”, ha dichiarato Carlo Conti alla vigilia del Festival durante la conferenza stampa. “Rappresenta i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri partigiani che hanno liberato l’Italia dall’oppressione nazifascista e ci hanno permesso, oggi, di goderci un evento musicale come questo”.
La salita sul palco dell’Ariston, a pochi giorni dal compimento dei 106 anni, non è solo una celebrazione anagrafica. È un ponte tra epoche, tra chi ha conosciuto la guerra e la dittatura e chi oggi vive in una democrazia data per scontata.
Davanti a milioni di telespettatori, la centenaria che votò nel 1946 ha ricordato che la Repubblica non è un concetto astratto, ma una scelta concreta. La sua. “Per la Repubblica”, senza esitazioni. E con la consapevolezza, allora come oggi, di aver preso parte a un momento che ha cambiato per sempre la storia d’Italia.