Il colletto della camicia con un nome ricamato: Amal. Così Ermal Meta ha portato sul palco “Stella stellina”, trasformando un particolare silenzioso in un messaggio. Amal non è una sola bambina, ma è un nome che diventa simbolo delle piccole vittime innocenti di Gaza. Dai suoi social il cantautore ha spiegato: “La protagonista di Stella stellina è una bambina senza nome, ma forse ha tutti i nomi. Aysha, Amal, Layla, Nour, Hind, che importa, forse niente, forse tutto. Figlie di nessuno, figlie di tutti”.
Una ninna nanna che diventa denuncia
“Stella stellina” è un canto per tutte le infanzie spezzate dalla guerra. Una melodia dolce che contrasta con la durezza del tema. Meta ha raccontato in una recente intervista al Corriere: “Avevo anche una canzone su mia figlia Fortuna, ma per Sanremo ho preferito allargare ai figli di tutti”. Non è la prima volta che il cantante affronta temi delicati. Dopo “Vietato morire”, dedicata alla violenza domestica, e dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2018 insieme a Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, è tornato con un brano che tocca un nervo scoperto dell’attualità.
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Come è nata “Stella stellina”
L’ispirazione, aveva raccontato, era arrivata da un momento intimo. “Mia figlia Fortuna, che ha un anno e mezzo, mi chiede spesso di suonare per lei, ‘musica papà’. Mi invento filastrocche con la chitarra in mano e un giorno stavo improvvisando qualcosa su ‘stella stellina’”.
Le parole di Carlo Conti
Dopo l’esibizione, a consegnargli il bouquet è stato Carlo Conti, che ha commentato con parole cariche di significato: “E che i fiori siano solo per fare festa e mai sulle tombe dei bambini che non c'entrano niente con le follie degli uomini”. Un augurio che suona come una preghiera laica, in linea con lo spirito del brano.
Un disco in arrivo
Il 27 febbraio uscirà il nuovo album, “Funzioni vitali”. Un progetto che ruota attorno al tempo, ma non come nostalgia: “Tempo inteso non come scrigno dei ricordi, ma come inganno. Il passato è la nostra comfort zone, è una stanza che conosci, ma non racconta chi sei ora e chi sarai”.
Negli ultimi anni, racconta, ha “reciso lacci col passato” per fare spazio a ciò che deve arrivare. E in questo percorso personale, “Stella stellina” si inserisce come una carezza dolorosa, una ninna nanna che non fa dormire, ma invita a guardare in faccia la realtà.