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INIMITABILI - Ettore Petrolini, la maschera di un’epoca

Dopo il grande successo di pubblico della scorsa puntata su Indro Montanelli che ha registrato uno share molto alto per la seconda serata con il 5,4 % e 558.000 spettatori, torna domani, domenica 10 maggio, alle 23.15 dopo Report su Rai3, la quarta e ultima puntata della terza serie di "Inimitabili", con Edoardo Sylos Labini che ripercorre la vita e l’avventura artistica di Ettore Petrolini, protagonista assoluto del teatro del varietà del Novecento

Una scena de "Il metropolitano" di Ettore Petrolini
Una scena de "Il metropolitano" di Ettore Petrolini
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Dopo il grande successo di pubblico della scorsa puntata su Indro Montanelli che ha registrato uno share molto alto per la seconda serata con il 5,4 % e 558.000 spettatori, torna domani, domenica 10 maggio, alle 23.15 dopo Report su Rai3, la quarta e ultima puntata della terza serie di "Inimitabili", con Edoardo Sylos Labini che ripercorre la vita e l’avventura artistica di Ettore Petrolini, protagonista assoluto del teatro del varietà del Novecento.

Nato a Roma nel 1884 e cresciuto nel rione Monti, Petrolini scopre presto la sua vocazione per il palcoscenico. Ribelle e insofferente alle regole, lascia la scuola e inizia a esibirsi nelle piazze, nei caffè-concerto della capitale dove prende forma il suo talento, fatto di improvvisazione, parodia e una straordinaria capacità di deformare la realtà per metterne a nudo i vizi e le ipocrisie. In breve, diventa uno degli attori più amati d’Italia, inventando personaggi entrati nella storia dello spettacolo come Gastone, Fortunello e Nerone. Oltre che attore, Petrolini è anche autore e cantante: molte delle sue canzoni, tra cui "Tanto pe’ cantà", si affermano come veri e propri classici.

Il suo stile anticonvenzionale anticipa per molti aspetti alcune suggestioni delle avanguardie del primo Novecento, dal Futurismo al teatro dell’assurdo, mentre il suo rapporto con il Fascismo è segnato da una dichiarata sintonia con il regime, non priva però di risvolti ironici.

Negli ultimi anni, segnati dalla malattia, Petrolini si ritira nella villa di Castel Gandolfo. Muore nel 1936 a Roma, lasciando un’eredità artistica che influenzerà profondamente generazioni di attori, da Totò ad Alberto Sordi fino a Gigi Proietti.

Il racconto della vita di Petrolini attraversa i luoghi simbolo della sua storia: il rione Monti; la villa di Castel Gandolfo; il teatro Sala Umberto ed il teatro Petrolini e il cimitero del Verano, dove è sepolto. Grazie ai documenti conservati nel Fondo Petrolini della SIAE, prende forma il ritratto di un artista unico, capace di trasformare la comicità in uno specchio della società italiana.

A guidarci in questo viaggio le testimonianze di Franco Petrolini, nipote dell’artista e custode della sua memoria, del regista e studioso Luca Verdone e dell’attore Gabriele Cirilli, che esordì

proprio interpretando Petrolini nella scuola di Gigi Proietti.

Le loro voci, con le immagini d’archivio e le letture tratte dalle sue opere, disegnano il ritratto di un grande protagonista della scena teatrale del XX secolo.

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