Leggi il settimanale

Morto Luciano Manzalini, storico volto dei Gemelli Ruggeri

Il comico si è spento a 74 anni dopo una lunga malattia. Un ictus un anno fa aveva aggravato le sue condizioni

A sinistra Eraldo Turra, a destra Luciano Manzalini (Foto fonte video)
A sinistra Eraldo Turra, a destra Luciano Manzalini (Foto fonte video)
00:00 00:00

Si è spento Luciano Manzalini, metà dello storico duo comico dei Gemelli Ruggeri, protagonista di una stagione irripetibile della comicità italiana. Aveva 74 anni e se n'è andatp nel pomeriggio di ieri, 13 gennaio, presso la clinica Villa Paola, dove era ricoverato da tempo a causa di una malattia che lo aveva profondamente debilitato. A confermare la notizia è stato Eraldo Turra, compagno di scena e di vita artistica: "Quasi un anno fa aveva avuto un ictus ed era ricoverato. Addio amico mio", ha scritto, affidando ai social un saluto semplice e doloroso.

La malattia e l’ictus

Le condizioni di salute di Manzalini erano peggiorate progressivamente. L’ictus subito circa un anno fa aveva segnato un punto di non ritorno, costringendolo a un lungo ricovero. Chi gli era vicino sapeva che la battaglia era difficile, ma la notizia della sua morte ha colpito duramente il mondo dello spettacolo e chi aveva amato la sua comicità discreta e fuori dagli schemi.

Un duo che ha fatto la storia dell’umorismo surreale

Con Eraldo Turra, Manzalini formava i Gemelli Ruggeri, coppia iconica dell’umorismo surreale che ha attraversato gli anni Ottanta e Novanta lasciando un segno indelebile. Lui era “lo smilzo”, l’anima più silenziosa e straniante del duo, contrapposta alla fisicità più rotonda del compagno di scena. Il loro percorso parte dal Gran Pavese Varietà e si intreccia con quello di altri protagonisti della comicità alternativa di quegli anni, da Patrizio Roversi a Siusi Blady, da Freak Antoni a Vito. Un laboratorio creativo che avrebbe influenzato profondamente il linguaggio comico successivo.

Il successo in televisione

La consacrazione televisiva arriva con i Mixerabili, all’interno del programma di Gianni Minà su RaiDue. Poco dopo, il talento dei Gemelli Ruggeri viene notato da Antonio Ricci, che li porta a Drive In nel 1983 e successivamente a Lupo Solitario nel 1987. Qui nascono i celebri personaggi dei corrispondenti della televisione di Stato di Croda, un immaginario Paese dell’Est europeo. I due parlavano un esilarante grammelot pseudo-sovietico, parodia raffinata e visionaria dei cinegiornali di propaganda, diventata uno dei marchi di fabbrica del duo.

Una comicità che viveva di pause e sguardi

"Era una grande epopea, ci divertivamo moltissimo", ha ricordato Turra. La forza di Manzalini stava soprattutto nella comicità dei silenzi, pause lunghissime, sguardi obliqui, controscene minime ma potentissime. Il suo corpo esile, sempre più sottile con il passare degli anni, sembrava disegnato apposta per abitare una comicità fragile solo in apparenza. Era un umorismo che non cercava la battuta facile, ma scavava nell’assurdo quotidiano, con una delicatezza che molti hanno accostato a quella di Stanlio e Olio, soprattutto nella dinamica con Turra.

Dalla laurea in chimica al teatro sperimentale

Pochi sanno che Manzalini era laureato in chimica. Alla fine degli anni Settanta, da autodidatta di talento, muove i primi passi al Centro Teatrale Roselle, per poi formarsi all’Itc di San Lazzaro, diretto da Roberto Cimetta. In scena cantava brani come Love in Portofino, destrutturandoli con pause surreali e un’ironia malinconica che rivelava il lato nascosto della comicità.

Teatro, cinema e programmi cult

Accanto alla televisione, Manzalini non ha mai abbandonato il teatro, continuando a lavorare con Turra e mantenendo intatta quella “quarta parete” che rendeva il loro rapporto scenico unico. Negli anni ha partecipato a numerosi programmi, da Quelli che il calcio (tra la metà degli anni Novanta e i primi Duemila) a Colorado Cafè, punto di riferimento della comicità Mediaset. Ha recitato anche al cinema, comparendo in “La voce della luna” di Federico Fellini, che rimase affascinato dalla sua presenza scenica fuori dal tempo.

I libri e l’umorismo sulla carta

Manzalini ha lasciato traccia anche nella scrittura. Con l’editore Pendragon ha pubblicato diversi volumi, L’amore svenuto, raccolta di brevi poesie; La felicità è un caso da risolvere, una serie di aforismi fulminanti; Dubbi di un presunto scrittore, racconti brevi, ironici e profondamente umani. Proprio da quest’ultimo libro emerge forse il senso più profondo della sua poetica, un’idea di comicità come ritmo nascosto della vita, da cogliere nei dettagli e nei silenzi.

Il ricordo di Eraldo Turra

"Luciano era una persona schiva, ma amava stare sotto i riflettori - ha detto Turra - Aveva uno sguardo ironico sulla vita, capace di vedere le cose da un’altra angolazione.

Questo mi mancherà moltissimo". Con la sua scomparsa se ne va un artista unico, capace di far ridere senza alzare la voce, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di leggerezza, intelligenza e malinconia.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica