Twitter contro la RaiLa rivolta del "social"contro il canone tv

<p>Gli utenti di Twitter si scatenano contro il canone televisivo esteso alle imprese anche per i monitor del computer</p>

Il tema è esploso su Twitter e il nome scelto per identificare l'argomento non può lasciare spazio a nessun dubbio: #RaiMerda. Una bocciatura totale, senza possibilità di appello. Il sodalizio tra la vecchia televisione e il social network è durato solo il tempo di un festival. Twitter killed the video star? Al momento da parte della rete c'è solo molta rabbia nei confronti di viale Mazzini. Ma cosa c'è dietro al profluvio di critiche, più o meno eleganti e velate, contro la rete di Stato?

Le opzioni sarebbero diverse. A partire dalla questione del contratto Rai, della clausola che prevede il licenziamento delle collaboratrici in dolce attesa, se il fatto di aspettare un bambino le impedisce nel corretto svolgersi del loro lavoro. Poi ci sarebbe una generale critica contro Sanremo, non meglio precisata ma che non manca mai in periodo di Festival. E infine la questione del canone televisivo, esteso anche ai monitor dei computer (per non parlare poi di tablet e smartphone), per una lettura molto estensiva del Regio decreto che impone il pagamento per ogni apparecchio atto a ricevere quanto mandato in onda da viale Mazzini. Una polemica lanciata dal nostro quotidiano due giorni fa.

E il fioccare di critiche che ha preso il via da Twitter dipende proprio da questo, dal canone. Possibile che un decreto del 1938 (poi modificato e convertito in legge) condizioni il comportamento nel 2012, si chiede qualcuno? A ragione. La norma appare quantomeno anacronistica. Non tiene conto di quanto il modo di fruire la televisione sia cambiato da allora, quando ancora la legislazione parlava di radioaudizioni. Qualche utente ironicamente, chiede lumi sui limiti di applicazione della norme. Chissà che il canone non vada pagato pure per guardarsi allo specchio?

La rivolta che passa per i social network tasta il polso di una platea consistente, che comprende chi non approva il canone in sè, come chi vede in questa nuova lettura della norma l'ennesima tassa per le imprese, che rischia di gravarle in un periodo di crisi di inutili catene in più, per rimpolpare le casse di viale Mazzini. E se a prevalere, come spesso accade, sono i commenti sarcastici, il messaggio rimane però chiaro. Di pagare il canone anche sui monitor del computer hanno voglia in pochi.

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