Ubs rivelerà agli Usa i nomi di 4.450 correntisti-evasori

Il compromesso, come era trapelato da giorni, ha riguardato 4.450 nomi di correntisti Usa della banca svizzera Ubs, i cui nomi - sospettati di frode fiscale, saranno rivelati alle autorità tributarie di Washington. Si è chiusa così una partita diplomatica molto delicata, che ha visto trattare direttamente i governi dei due Paesi. Alla fine, si sono detti tutti «soddisfatti»: la banca svizzera, che chiude senza multe un contenzioso molto tormentato; il governo di Berna, che, trattando sulle regole, è riuscito a difendere da più pesanti attacchi il suo famoso segreto bancario; quello di Washington, che ha ottenuto un onorevole risultato anti-evasione; gli stessi contribuenti americani correntisti di Ubs, per i quali restano in vigore le norme dell’amnistia: nell’ambito dell’intesa, infatti, altri 5mila clienti dovrebbero essere resi noti tramite uno speciale programma Usa, una sorta di amnistia appunto, attraverso il quale i correntisti dovrebbero volontariamente ammettere di avere evaso le tasse. Il totale arriverebbe così a circa 10mila nomi.
Con questo accordo, raggiunto la settimana scorsa ma i cui dettagli sono stati rivelati soltanto ieri, si risolve la causa avviata contro la banca dalle autorità americane, che inizialmente avevano chiesto di accedere ai dati personali di 52mila correntisti Ubs: si tratta della maggiore azione legale mossa dagli Stati Uniti contro una banca straniera.
Ubs ha precisato che l’intesa non prevede il pagamento di sanzioni a suo carico. Lo scorso febbraio, per evitare un’indagine penale, la banca ha ammesso di aver aiutato clienti facoltosi negli Stati Uniti ad evadere le tasse e si era accordata pagando una multa di 780 milioni di dollari e rivelando i nomi di 250 correntisti. Secondo i termini dell’accordo, il fisco americano richiederà formalmente al governo svizzero l’accesso ai dati dei clienti statunitensi di Ubs. Le autorità svizzere inoltreranno la richiesta alla banca, che, a quel punto, fornirà le informazioni all’Irs, l’Agenzia delle entrate Usa. Il criterio con cui saranno selezionati i 4.450 nomi (per un ammontare di circa 18 miliardi di dollari di depositi) sarà tenuto riservato e l’intero processo sarà interamente gestito dal governo svizzero, nel rispetto delle leggi che tutelano la privacy dei clienti delle banche elvetiche. In questo modo il segreto bancario non viene violato e si stabilisce un principio di collaborazione tra Stati Uniti e Svizzera che potrebbe valere anche per altre banche. Va ricordato che in Svizzera esiste una netta distinzione tra evasione fiscale, che è una sanzione amministrativa, e la frode fiscale, che è invece un reato penale: «Finora Berna - ha precisato Daniel Gros, economista e direttore del Ceps, Centre for european policy studies - non ha mai collaborato nelle indagini condotte dalle autorità di altri Paesi per evasione fiscale, a meno che il fisco o l’autorità giudiziaria esteri non dimostrassero che si trattava di frode. I criteri in base ai quali Ubs fornirà al fisco Usa i dati bancari dei suoi clienti non sono stati resi noti, ma secondo gli avvocati dei clienti della banca svizzera riguarderanno violazioni delle leggi della Confederazione». La Confederazione si è impegnata anche a rivelare eventuali informazioni riguardanti i correntisti di altre banche.
Ieri in Borsa a Zurigo Ubs ha ceduto lo 0,95%. I sindacati, anch’essi soddisfatti per l’accordo, hanno chiesto ai vertici del gruppo di rivedere il piano di tagli che prevede la riduzione di 10mila posti sui 77mila di fine 2008.

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