Unicredit, pulizia in 3 mosse Profumo trova 2,1 miliardi

Grande vendita di fine anno per Unicredit che fa pulizia nel proprio «magazzino» di partecipazioni e cede gli stabili a Fimit in cambio di denaro contante. L’incasso totale è stato di 2,1 miliardi, abbastanza per rendere più vicina la meta prospettata agli analisti di chiudere l’anno con un Core Tier One al 6,7% e 4 miliardi di profitti (al netto della cessione immobiliare), preparando così il terreno per il maxi aumento di capitale che scatterà il 5 gennaio: più 3,38% il titolo in Borsa.
Piazza Cordusio ha chiuso tre operazioni, tra cui la cessione del 3,3% di Atlantia. Una sorpresa per il mercato, anche se l’assegno più consistente è arrivato dall’Austria dove la superbanca guidata da Alessandro Profumo ha «girato» alla fondazione B&C i diritti sugli utili di B&C holding, la cassaforte in cui nel 2000 la controllata Bank Austria aveva scorporato le sue partecipazioni industriali. Unicredit ha spuntato un incasso di 1,1 miliardi, di cui 155 milioni di plusvalenza. Ma la cifra potrebbe salire dal momento che Bank Austria ha diritto a ricevere un corrispettivo aggiuntivo calcolato sulla performance di Lenzing e Semperit, due delle aziende industriali controllate dalla stessa B&C holding.
L’addio alla «vecchia» società Autostrade ha, invece, portato nelle casse di Unicredit altri 248 milioni (157 milioni la plusvalenza). Il pacchetto, che risale ai tempi in cui la banca era legata a un patto di sindacato con i Benetton e gli spagnoli di Abertis tramite Schemaventotto, è passato a un fondo sovrano di Abu Dhabi, la Aabar Investment Company: materialmente la quota è stata ceduta a Sopela a un prezzo per azione di 13,1 euro, più o meno la quotazione fatta segnare da Atlantia in Piazza Affari. L’uscita dal gruppo dei Benetton costituisce un’altra tappa del cammino di concentrazione di Unicredit nel core business (Profumo aveva già sciolto i legami con Pirelli e Rcs ereditati da Capitalia). Una sorte analoga sarebbe dovuta toccare al 3,2% in Generali se la bufera finanziaria internazionale non avesse consigliato di prendere tempo in accordo con l’Antitrust. Ma l’intesa con Abu Dhabi è anche una conferma dei buoni rapporti con la finanza araba di Unicredit che qualche mese fa ha accolto la Banca centrale libica (5% circa) tra i grandi soci accanto alle fondazioni Crt, CariVerona e Carimonte. Infine, il riassetto nel mattone dove Unicredit ha ceduto al Fondo Omicron, gestito dalla Fimit di Massimo Caputi, 72 immobili, tra cui la sede di Palazzo Broggi nel cuore di Milano, tutti poi affittati dal gruppo.

L’incasso per la banca (o meglio il valore di apporto) è pari a 800 milioni, a fronte di un valore di mercato di 930 milioni, di cui 280 milioni di plusvalenza. Unicredit avrà il 33% delle quote del fondo e ha collocato a investitori istituzionali il 62%; il restante 5% sarà, invece, venduto entro febbraio 2009. L’operazione dovrebbe spingere anche l’utile netto.

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