Unicredit stringe sull’aumento e il nuovo corso piace in Borsa

Saranno tre o quattro giorni fondamentali per misurare la «temperatura» dei rapporti tra Unicredit, Intesa Sanpaolo e le Fondazioni loro azioniste. In vista di quello che potrebbe essere il giorno della verità, martedì prossimo, quando entrambi gli istituti riuniranno i loro consigli per una decisione definitiva sui Tremonti Bond. Alessandro Profumo e Corrado Passera provano a fare a meno degli aiuti di Stato: cedola all’8,5%, indeducibilità fiscale, vincoli sui dividendi, condizionamenti politici. I due amministratori delegati studiano alternative, stando però bene attenti a non creare strappi con i loro grandi azionisti.
Per Unicredit si parla di un aumento di capitale da quattro miliardi, che porterebbe l’indice «core tier 1» all’8%. Dopo le aperture di Profumo sul dividendo, le Fondazioni prendono tempo. Nel consiglio di ieri la Cariverona non ha ufficialmente affrontato il tema: a priori - spiega una fonte - non ci sono preclusioni su nulla, ma ogni decisione è rimandata a dopo il 29. Profumo ha poi incontrato ieri a Torino il numero uno della Crt, Andrea Comba. La Fondazione torinese riunisce lunedì il Consiglio di indirizzo, ma anche in questo caso nessuna scelta sarà fatta prima dell’appuntamento in piazza Cordusio.
Inutile dire quanto siano delicati i rapporti che Profumo deve gestire. Già l’anno scorso le Fondazioni hanno rinunciato alla cedola (vitale per le loro attività di investimento) e hanno partecipato alla ricapitalizzazione, con l’importante eccezione della Cariverona. In Borsa almeno, il clima sembra per ora rasserenato. Al termine di una settimana negativa, Unicredit è salita ieri del 4,1% a 2,63 euro. Merito anche di un ritocco verso l’alto del prezzo obiettivo, da 2,7 a 2,9 euro, da parte di Crédit Suisse. Proprio una delle banche che fa parte - insieme a Merrill Lynch, Mediobanca, Goldman e Ubs - del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale, che si starebbe formando in queste ore, con ciascuna delle cinque pronta ad impegnarsi per 800 milioni.
Chi invece soffre in Borsa è Intesa Sanpaolo, ancora ieri tra le peggiori banche in Europa (-1,58% a 2,95 euro). Paradossalmente, per Corrado Passera la soluzione del rebus patrimoniale sembra più semplice. Il «core tier 1» di Intesa Sanpaolo, pur simile a quello di Unicredit, potrebbe non aver bisogno di grossi aggiustamenti, vista la minore esposizione dell’istituto sia sull’Est Europa sia sull’investment banking. Intesa conta su un programma di cessioni per «blindare» i propri coefficienti patrimoniali. Ma al di là delle rassicurazioni l’operazione principe, Fideuram, sembra languire, non fosse altro per una distanza di prezzo con la Exor degli Agnelli.
Ne ha parlato anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, grande elettore della Compagnia di San Paolo: «Quello che mi interessa è che la banca abbia una patrimonializzazione sufficiente per poter sostenere le imprese», ha affermato, aggiungendo, in merito ai Tremonti bond: «È una forma di patrimonializzazione. Ce ne possono essere anche altre. L’importante è che le banche abbiano le condizioni per erogare il credito».

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