Ivan Scalfarotto, senatore e presidente di Italia Viva Milano Metropolitana. Al tavolo di maggioranza con Sala venerdì scorso avevate chiesto ai Verdi di non riportare in aula l'odg sullo stop al gemellaggio con Tel Aviv ma sono andati avanti. Se lo aspettava?
"Intanto, la nostra posizione è che soprattutto in considerazione del fatto che l'anno prossimo si va a votare sia per le Politiche che per il sindaco a Milano, e che c'è un lavoro di costruzione di una alleanza di centrosinistra che tra l'altro i sondaggi danno in grande crescita, ci aspettiamo che i soggetti di questa alleanza stiano dentro alla coalizione in modo leale e soprattutto facendo il massimo sforzo per trovare sempre un punto di sintesi. Lunedì abbiamo visto esattamente il contrario".
Chiede una verifica?
"É assolutamente urgente e necessario un chiarimento politico, come dicevo siamo all'inizio di un percorso, sia a livello locale che a livello nazionale, di costruzione di un'alleanza e non si può stare in questo modo. Non si fanno fughe in avanti come la presentazione di quell'odg. Era stato chiesto di non presentarlo e tutti i partiti hanno detto ai Verdi che non c'erano i numeri. Ma io sono anche sconcertato dall'atteggiamento del Pd, che prima chiede lo stop e poi vota".
Anche il sindaco ha dichiarato che qualcosa si è rotto con il Pd. La capogruppo Uguccioni in aula è stata duro anche nei suoi confronti.
"Iv è dentro a questa maggioranza in un modo estremamente costruttivo e leale e pretende la stessa lealtà da parte di tutti. E anche un minimo di intelligenza politica: attaccare frontalmente il sindaco della coalizione non è una mossa particolarmente sagace. Dico l'ultima: tutto questo su un tema che niente ha a che fare con l'amministrazione della città".
L'opposizione ironizza, "Palazzo Marino è diventato da mesi il Palazzo di vetro dell'Onu". É d'accordo?
"Sono le parole che ho usato durante la riunione. Può essere comprensibile per i cittadini una divergenza di vedute sullo stadio o sulle grandi scelte urbanistiche, ma che si scelga di andare allo scontro e si spacchi su un tema di politica estera, su cui il Comune non ha sostanzialmente competenze..Non è una scelta politica all'altezza delle responsabilità di governo della seconda città italiana. Faccio appello a tutti perché si ritorni a usare le categorie della politica, ossia ricerca faticosa di un punto di sintesi che tenga insieme istanze diverse, di un compromesso. Qui la è stata assente. Non è accettabile dire io la penso così, presento un odg e se poi vada come vada, andiamo sotto pazienza. Chiederò come si intende concludere questo mandato e, dato che sono un parlamentare nazionale e dirigente nazionale di Iv, chiederò anche di capire se la tela che si tesse a Roma c'è qualcuno che poi nottetempo la smonta a Milano, tipo tela di Penelope".
Da San Siro al divieto di fumo, le spaccature non sono più casi isolati. Come si affrontano gli ultimi 12 mesi?
"Non è il consiglio comunale il luogo della negoziazione. Normalmente alle riunioni ci si arriva preparati. Chiederò che prima di votazioni importanti ci si confronti, è proprio l'Abc della politica, ma oggi manca. Sono stupefatto che si arrivi in ordine sparso, non funziona così".
Per il dopo Sala il Pd ha richiamato spesso alla "discontinuità".
"Il mio incoraggiamento è di concentrarsi come coalizione sugli straordinari risultati raggiunti in questi anni di centrosinistra a Milano. Da un lato una rivendicazione fortissima e poi l'elaborazione di soluzioni alle nuove sfide, che prima non esistevano, e che la città si trova ad affrontare".
Primarie sì o no?
"A Milano hanno sempre funzionato, hanno creato grande
partecipazione, poi non le considero un totem. Se emergerà un nome che mette tutti d'accordo va benissimo, altrimenti si faranno le primarie e lealmente, torno sempre allo stesso avverbio, tutta la coalizione sosterrà chi vince".