«Valducci al posto di Podestà? È presto e ha troppi incarichi»

«Ma chi ha detto che si deve cambiare Guido Podestà?». La premessa è già la chiave. Mentre l’onorevole Mario Valducci, il sottosegretario alle Infrastrutture Mario Mantovani e l’europarlamentare Licia Ronzulli si scaldano per la corsa a sostituire il presidente della Provincia nell’incarico di coordinatore regionale del Pdl, il responsabile delle politiche elettorali del partito in Lombardia, Stefano Maullu (che è pure assessore della giunta Formigoni) invita alla calma.
Eppure il toto-candidato è partito, anzi in pole position sembrerebbe proprio Valducci.
«Cioè, uno che per dire è già presidente della Commissione Trasporti alla Camera, è responsabile nazionale dei Club della Liberta, è responsabile vicario degli Enti locali nel Pdl. Ma vale lo stesso per gli altri di cui si è parlato»
Troppi incarichi?
«La presenza territoriale, per un ruolo come quello del coordinatore regionale, conta molto per non dire che è fondamentale. È un vantaggio enorme avere una persona che è presente sette giorni su sette a Milano. Chi è già impegnato con incarichi al governo e deve rimanere quattro giorni a settimana a Roma non la può certo garantire».
Già, ma anche il ruolo istituzionale di Podestà ultimamente è sembrato poco conciliabile. Un caso su tutti: il Piano di governo del territorio del Comune, dove la Provincia è anche parte in causa.
«E a maggior ragione il sindaco Letizia Moratti dovrebbe sentirsi garantita, anzi visto che di recente anche lei è entrata a tutti gli effetti nel Pdl, poter contare su un presidente della Provincia presente tutti i giorni sul territorio e che è anche coordinatore del suo partito è di sicuro un valore aggiunto».
Allora, sono parenti-serpenti quelli che parlano di un cambio imminente?
«Io sottolineo solo i rapporti di assoluta stima e fiducia tra Podestà e Silvio Berlusconi, ha ottimi rapporti con Formigoni e la Moratti, ha vinto tutto ciò che c’era da vincere come coordinatore provinciale e poi regionale, e ricordo che ha accettato e vinto una sfida difficilissima come la riconquista della Provincia, che si è chiusa con la debacle di Filippo Penati. Una sfida, tra l’altro, che ha accettato “senza paracadute”. Squadra che vince a mio parere non si cambia».
Gli ha fatto pure lo spot. Non esagera?
«Se lo merita, anzi voglio aggiungere che è una persona di grande equilibrio e che rispetta la parola data, doti che pesano molto in politica e che sono sempre più rare. Come dico, non c’è nessuna fretta di cambiare il coordinatore, e non mi risulta neanche che sia venuto questo input dal presidente Berlusconi. Forse ci sono degli “appetiti”, ma l’urgenza di un ricambio non esiste e sarebbe dannosa mentre ci prepariamo a una campagna elettorale che di fatto durerà fino al 2011, visto che subito dopo le regionali si dovrà pensare alle comunali».
Un sondaggio di Crespi Ricerche nei giorni scorsi dice che a due mesi dalle elezioni la Lega starebbe dietro di appena tre punti dal Pdl. Preoccupato?
«Assolutamente no, chi pensa che ci possa essere un sorpasso si sbaglia, vinceremo e di gran lunga anche il confronto elettorale con gli alleati. Quindici anni di buongoverno Formigoni sono sotto gli occhi di tutti, e noi del Pdl preferiamo urlare un po’ meno ed esprimerci sui contenuti e sui risultati costruiti con i fatti».
Però i «colonnelli» del Carroccio dicono che mentre voi inaugurate le vetrine elettorali in piazza San Babila, i leghisti aprono le sedi in periferia, e le fanno vivere tutto l’anno.
«Se si parla della politica del fare, in mezzo alla gente, ne siamo l’esempio. Io, e come me tanti consiglieri comunali e regionali, veniamo da esperienze di consiglieri di zona, abbiamo fatto la “gavetta” e viviamo costantemente a contatto con i problemi e le esigenze dei cittadini. Non dobbiamo prendere lezioni da nessuno».
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