Al Valle il teatro è d’autore

Stando ai doverosi consuntivi di fine stagione, il teatro Valle si afferma come una delle sale italiane in crescita sia in termini di presenze sia di incassi. Merito di un cartellone, felicemente conclusosi qualche giorno fa con Mariangela Melato, che ha puntato al rinnovamento e all’approfondimento e ha trasformato la classica successione paratattica di titoli ed eventi in progetti monografici. Ovvio quindi che la programmazione 2010/2011 faccia tesoro di questa significativa esperienza e la rilanci con maggiore convinzione, proponendo un nuovo corpus di «monografie di scena» il cui primo obiettivo è quello «di parlare all'intelligenza e alla curiosità degli spettatori», come spiega lo stesso direttore dell’Eti Ninni Cutaia, che aggiunge: «Bisogna pensare a un teatro che diventi casa degli artisti, un luogo aperto dove il pubblico abbia modo di comprendere veramente il processo creativo da cui scaturiscono certi esiti scenici».
Ecco perché, dopo una pregevole apertura internazionale affidata ai Demoni di Peter Stein (che vedremo all'Auditorium il 2 e il 3 ottobre) e a un dittico beckettiano firmato da Bob Wilson (sempre a ottobre ma al Valle), si punta lo sguardo sulla scena italiana e si dà ampio margine di manovra a teatranti anche molto diversi tra loro.
Prima fra tutti, Franca Valeri (che proprio qui debuttò giovanissima), la cui genialità viene omaggiata con una serie di iniziative divise tra scena e grande schermo a corollario delle repliche della sua ultima commedia Non tutto è risolto dove, diretta da Giuseppe Marini, recita insieme con Urbano Barberini («l’ho costretto a fare ancora una volta mio figlio»), Licia Maglietta e Gabriella Franchini (a gennaio). Un lungo, meticoloso e appassionato viaggio nella nostra letteratura e nella nostra lingua percorre poi Fabrizio Gifuni, protagonista di un’insieme di titoli ispirati a Pasolini, Dante, Pavese e capeggiati da L’ingegnar Gadda va alla guerra, da lui stesso ideato e interpretato su regia di Giuseppe Bertolucci (novembre). Alla schiera degli attori che si fanno spesso energici sostenitori di progetti culturali appartiene pure Valter Malosti, soggetto/oggetto di una corposa monografia prevista per febbraio e marzo che propone suoi vecchi spettacoli orchestrati intorno al più recente La scuola delle mogli di Molière. E un altro capolavoro del grande autore francese, L’avaro, rappresenta il fulcro centrale della presenza al Valle del Teatro delle Albe di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (protagonista in abiti maschili del lavoro), artefici da decenni di un’importante ricerca intrisa di declinazioni pedagogiche e sociali che il pubblico capitolino avrà modo di apprezzare tra novembre e dicembre. Sempre sul filo della sperimentazione ecco poi attestarsi gli interventi di una coppia storica delle cantine romane quale quella composta da Claudio Remondi e Riccardo Caporossi (in cartellone con una nuova produzione, Ineffabile) e del milanese Teatridithalia, ovverosia quei Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani che, attenti indagatori della drammaturgia contemporanea, tornano a Roma con il poderoso Angels in America di Tony Kushner. La vitalità della scrittura teatrale rappresenta il nocciolo duro anche del lavoro di due attori/registi siciliani Enzo Vetrano e Stefano Randisi che, dopo un godibile Pensaci, Giacomino!, proseguono a scandagliare l’amato Pirandello. Percorso in parte simile a quello della giovane regista lombarda Serena Sinigaglia che torna al Valle, tra gli altri eventi, con un luminoso allestimento di Romeo e Giulietta approntato qualche anno fa.
Atteso ritorno pure quello di Emma Dante, impegnata nel suo primo spettacolo per bambini: una libera (e non potrebbe essere altrimenti) rivisitazione di Cenerentola che, intitolata Anastasia, Genoveffa e Cenerentola, terrà desta l’attenzione degli spettatori più piccoli durante le feste natalizie. Uno spazio a sé, all’interno di questa poliedrica stagione che verrà via via arricchita da incontri, serate alla radio, proiezioni video e presentazioni di libri, va poi riservato all’emblematico omaggio a Diego Fabbri (di cui cadono i cento anni dalla nascita) e in particolare al suo Processo a Gesù, riproposto in un nuovo allestimento firmato da Maurizio Panici con Massimo Foschi protagonista.

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