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"Un anno dopo, Francesco non è sottoterra. Disonesto dire che Leone vuole cancellarlo"

Il Cardinale Victor Manuel Fernández: "Prevost chiede di seguire la sua lezione di umiltà"

"Un anno dopo, Francesco non è sottoterra. Disonesto dire che Leone vuole cancellarlo"
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Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il 21 aprile sarà il primo anniversario della morte di Papa Francesco: qual è il suo ultimo ricordo?

«In una delle ultime udienze che ho avuto con lui, quando ormai non parlava quasi più, mi ha guardato, mi ha sorriso e mi ha ripetuto una frase che mi aveva già detto in passato, in momenti molto importanti: 'Umiliati e fidati'».

Cosa intendeva?

«Rinunciare a ogni forma di orgoglio e avere manifestazioni di umiltà, perché in questo modo Dio avrebbe potuto fare una grande opera attraverso la propria persona».

Guardando indietro a questi 12 anni di pontificato, qual è il momento che le è rimasto più impresso?

«La prima volta che mi ha chiamato da Papa e le prime parole sono state: Sono Bergoglio. Sembra una cosa banale, ma credo dica tanto sull'umiltà di quest'uomo».

C'è una decisione o un testo che, secondo lei, ha cambiato il modo di vivere la Chiesa?

«La sua insistenza nel chiedere di parlare col cuore del Vangelo, come annuncio di infinito amore. Inoltre, il fatto di applicare la gerarchia delle verità non solo all'ecumenismo, ma a tutta la predicazione e all'evangelizzazione. Gli effetti sono stati enormi. A questo si aggiunge la condanna della pena di morte, a cui ancora oggi, purtroppo, i gruppi più tradizionalisti resistono».

Qualcosa del suo magistero oggi rischia di svanire?

«Papa Leone ha espresso in diversi modi la necessità di continuare a recepire il magistero di Francesco. Ad esempio, a noi cardinali, prima del concistoro, ha chiesto di rileggere l'Evangelii gaudium e poi ci ha invitati a riflettere di nuovo sulla sua applicazione. Adesso ha convocato i presidenti delle Conferenze episcopali per riprendere la ricezione di Amoris laetitia. Sono segni che ci aiutano a scoprire che Francesco non è sottoterra. Certamente, per quelli che rifiutavano ogni suo insegnamento o per quelli che lo recepivano solo in apparenza, il suo pontificato sarà stato solo una brutta parentesi (dimenticando l'ermeneutica della continuità)».

Alcuni commentatori sostengono che con Papa Leone si stia cancellando la stagione bergogliana, è così?

«Ogni Papa ha un suo stile personale e delle priorità, ma dire che papa Leone voglia cancellare quanto fatto nel pontificato di Francesco è disonesto. Ogni Papa che arriva raccoglie i frutti del predecessore e lavora per il bene della Chiesa, andando avanti. Tra Leone e Francesco ci sono tanti punti in comune, più che la contrapposizione si dovrebbe vedere la complementarità».

Quali sono le questioni più urgenti che il Papa vi chiede di affrontare come Dicastero per la Dottrina della Fede?

«Sono così tante le richieste che arrivano dai vescovi e dagli altri dicasteri, che il Santo Padre prova a non aggiungere altri impegni. Segue con molta attenzione i resoconti che gli faccio nelle frequenti udienze e risponde sempre con chiarezza a domande e dubbi».

Oggi molti non rifiutano la fede, ma la considerano non necessaria: qual è il punto da cui ripartire?

«L'esperienza. Da una parte l'esperienza che tutti hanno di insoddisfazione, di vuoto, di mancanza di senso nella vita, ma anche il sogno di una vera fraternità, i bisogni spirituali che mai si spengono del tutto. E dall'altra parte il nostro invito a provare l'esperienza di un'amicizia con Cristo che illumina, offre senso, con la certezza di essere amato».

La trasmissione della fede è in crisi: è più una crisi di contenuti, di linguaggio o di esperienza concreta?

«Viviamo un'enorme distrazione, gli eccessi di rumore dei social e del mondo in generale. Ma prima o poi tutti ci stancheremo delle distrazioni che ci lasciano solo superficialità».

Come dovrebbe essere oggi la vita parrocchiale perché la fede non resti astratta?

«Una comunità piena di carismi, dove tutti sperimentino la libertà e l'apprezzamento degli altri per far fiorire questi doni con allegria e speranza. Così nasce una comunione piena di ricchezza, di colori e di fascino. Allo stesso tempo, piena di spazi diversi per l'incontro personale con Cristo. E sottolineo 'diversi' perché le sensibilità sono diverse».

In questo momento storico della Chiesa, qual è una scelta concreta - anche difficile - che lei ritiene non rimandabile e che potrebbe segnare davvero il futuro della vita cristiana?

«Quella di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo senza paure, senza opporre resistenza, senza l'attaccamento a ciò che abbiamo sempre detto e fatto.

Ma questo non vuol dire l'attaccamento alle proprie 'novità'. Lo sforzo lo dobbiamo fare tutti, conservatori e progressisti, perché in tutti c'è la tentazione di chiudersi nei propri schemi e desideri, e quella non è la libertà dello Spirito».

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