Biden, Ucraina, vescovi: Zuppi conquista l'America

Il cardinale Zuppi è stato ricevuto alla Casa Bianca per un lungo colloquio sull'Ucraina. E spunta la lettera di Francesco contro la guerra

Biden, Ucraina, vescovi: Zuppi conquista l'America

Non giocava in casa, eppure il cardinale Matteo Zuppi può dirsi soddisfatto del viaggio negli Stati Uniti. È l'agenda della tre giorni americana a testimoniare la buona riuscita della missione dell'inviato papale sul dossier ucraino. L'ex parroco di Torre Angela, quartiere della periferia est di Roma, martedì scorso è stato accolto con tutti gli onori alla Casa Bianca dal presidente Usa Joe Biden.

Il colloquio con Biden

Non è di poco conto che il colloquio tra i due sia durato quasi due ore. Nel comunicato rilasciato dallo staff presidenziale si è appreso che Biden ha lodato la leadership globale del Papa, rallegrandosi anche per la nomina a cardinale di un arcivescovo statunitense nell'annuncio di concistoro fatto in piazza San Pietro qualche settimana fa. Il prelato in questione è monsignor Robert Francis Prevost, l'agostiniano che dallo scorso aprile guida il Dicastero per i vescovi.

Scambio di cortesie a parte, la discussione si è concentrata sulla questione ucraina che è al centro della missione affidata da Francesco all'arcivescovo di Bologna. Il comunicato riflette nei toni la posizione statunitense laddove afferma che si è parlato degli "sforzi della Santa Sede nel fornire aiuti umanitari per affrontare le diffuse sofferenze causate dall'aggressione continua della Russia in Ucraina" ed ovviamente anche del "sostegno del Vaticano (in realtà della Santa Sede, ndr) per il ritorno dei bambini ucraini deportati con la forza".

Un punto rimarcato anche nel comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede nel quale viene riportato che "durante il colloquio è stata assicurata la piena disponibilità a sostenere iniziative in ambito umanitario, particolarmente per i bambini e le persone più fragili, sia per dare risposta a tale urgenza che per favorire percorsi di pace". Un dettaglio in più che viene fornito dai media del Papa è quello relativo alla lettera di Francesco che Zuppi ha consegnato nelle mani del presidente americano. Bergoglio vi ha espresso tutto il suo dolore per la sofferenza causata dal conflitto in corso.

Una missione sottovalutata

Il viaggio del cardinale non ha avuto sui media italiani la risonanza che avrebbe probabilmente meritato. Chi ha commentato con polemica la precedente missione in Russia, avvalorando la tesi di un esito fallimentare per il mancato incontro di Zuppi con Vladimir Putin o Sergei Lavrov, questa volta ha preferito far cadere il silenzio sulla tre giorni a Washington sebbene il porporato sia stato ricevuto dall'uomo più potente del pianeta per quasi due ore, giusto qualche ora dopo aver incontrato il presidente israeliano Isaac Herzog. Un particolare che dà l'idea di quanto l'amministrazione dem abbia dato importanza all'iniziativa papale affidata nelle mani del prelato romano.

C'è un precedente che può essere utile per inquadrare la portata del faccia a faccia di martedì scorso: quando nel 2003 Giovanni Paolo II designò il cardinale Pio Laghi come suo inviato speciale a Washington per provare ad impedire lo scoppio della guerra in Iraq, l'ex nunzio apostolico negli States incontrò un'accoglienza ben più fredda da parte dell'allora George W. Bush - di cui era storico amico di famiglia - e dai membri della sua amministrazione. In particolare, il giorno prima del faccia a faccia con Bush che gli confermò la sua volontà di procedere con l'invasione, Laghi - come racconta Massimo Franco nel libro Imperi Paralleli - venne interrogato sprezzantemente dall'allora consigliere per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice. Un episodio mai dimenticato in Vaticano: qualche anno dopo, nell'estate del 2007, Benedetto XVI rifiutò di dare udienza a Castel Gandolfo alla Rice che nel frattempo era divenuta segretaria di Stato.

Pronostico ribaltato

Quando Zuppi è atterrato lunedì scorso non ha trovato un clima amichevole dall'altra parte dell'Oceano. Indicativo in questo senso è l'articolo uscito la scorsa settimana sull'autorevole The Wall Street Journal e firmato da una delle penne più conosciute del cattolicesimo a stelle e strisce, il teologo George Weigel. Il professore, biografo di Giovanni Paolo II, ha bollato la precedente missione a Mosca del cardinale come "sbagliata" ed è poi passato a criticare Zuppi - e Sant'Egidio da cui proviene - per la sua partecipazione alla presentazione del nuovo libro di Andrea Riccardi "Il grido della Pace" che ha visto la presenza della filosofa Donatella di Cesare.

Weigel è stato molto duro nell'articolo, attaccando Zuppi per aver incontrato il patriarca Kirill: "Perché una missione di pace vaticana tratta qualcuno che ha benedetto una guerra genocida come se fosse un vero ecclesiastico?", si è chiesto il teologo. Weigel ha infine bocciato quella che lui ritiene essere l'impostazione della missione e che attribuisce all'influenza di Sant'Egidio: puntare ad un "dialogo tra parti politicamente e moralmente simmetriche". Questo, a suo modo di vedere, impedisce di costruire una pace giusta. La visita dell'arcivescovo di Bologna, però, ha dimostrato che il tentativo della Santa Sede di creare le condizioni per un allentamento delle tensioni in Ucraina trova sponde anche nel cattolicesimo americano legato al pontificato wojtyliano.

La reazione di monsignor Timothy Broglio - capo dei vescovi statunitensi e già storico collaboratore del segretario di Stato di Giovanni Paolo II, il cardinale Angelo Sodano - è significativa: a Gianni Cardinale su Avvenire, Broglio ha espresso la contrarietà dell'episcopato statunitense all'invio di bombe a grappolo a Kiev ed ha avuto parole di apprezzamento per la missione di Zuppi, pur nella consapevolezza dei suoi limiti. Vale la pena ricordare che il presidente della conferenza episcopale Usa è anche ordinario militare. Tra la Casa Bianca e l'episcopato statunitense i rapporti continuano a non essere eccezionali come dimostra il fatto che Broglio non è stato ancora ricevuto da Biden dopo la sua elezione.

Al contrario, il faccia a faccia con Zuppi è durato più di un'ora e nel comunicato dello staff presidenziale è stato riportato che il cardinale è presidente della conferenza episcopale italiana: un elemento di prestigio per la Chiesa italiana che da anni ormai non vive una stagione felice e a cui la missione papale del suo presidente ha senz'altro dato una rilevanza internazionale che mancava da tempo.

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