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Il cardinale Pizzaballa: "Situazione complicata, vogliamo la pace"

Dopo essere stato respinto al Santo Sepolcro, il patriarca di Gerusalemme guida la supplica per la pace al Monte degli Ulivi

Il cardinale Pizzaballa: "Situazione complicata, vogliamo la pace"
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“Stiamo vivendo una situazione molto complicata”, “ci siamo riuniti perché vogliamo costruire la pace, la fratellanza”. Il patriarca di Gerusalemme - dopo essere stato bloccato stamattina dalla polizia israeliana mentre stava andando al Santo Sepolcro per la messa delle Palme insieme a padre Ielpo, Custode di Terra Santa, nel pomeriggio- dalla Basilica delle Nazioni, nel Getsemani, ai piedi del Monte degli Ulivi, ha guidato una speciale supplica per la riconciliazione e la pace.

All’inizio della celebrazione, il card. Pierbattista Pizzaballa ha sottolineato il momento particolarmente “complicato”. La celebrazione si è svolta senza pellegrini, unendo i fedeli di tutto il mondo nella preghiera per la pace. Il cardinale Pizzaballa guida il patriarcato di Gerusalemme dal 24 ottobre del 2020. Di recente, parlando del piano di pace di Trump per Gaza, il porporato non ha usato mezzi termini nel denunciare “l’operazione colonialista”. Intervenuto poi in un video collegamento con una fondazione, sempre di recente, ha sottolineato che “la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo. Non ci sono nuove crociate e Dio non c’entra in tutto questo. Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono”.

Il porporato ha poi tracciato un quadro critico della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza: “Il 53% della Striscia, dove vivono oltre due milioni di sfollati, è sotto il controllo diretto israeliano, il 47% dove si trova la maggior parte dei palestinesi è sotto il controllo di Hamas. L’80% della Striscia è distrutto e non è ancora cominciata la ricostruzione. Mancano i medicinali, anche gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende. Le scuole sono quasi tutte distrutte”. Stamattina lui e il Custode di Terra Santa, in pratica le due massime autorità cattoliche, sono stati bloccati dalla polizia israeliana e non hanno potuto prendere parte alla messa delle Palme nel Santo Sepolcro.

“Oggi, - ha osservato il patriarca di Gerusalemme nella supplica per la pace dal Monte degli Ulivi - in questo pomeriggio di Domenica delle Palme, siamo qui senza la processione, senza le palme che sventolano per le strade. Non è una mancanza formale: è la guerra che ha sospeso il nostro cammino festoso, rendendo difficile persino la gioia semplice di seguire il nostro Re. I nostri fratelli e sorelle di Terra Santa oggi non possono riempire le strade né unire la loro voce al corteo festoso. Ma la loro assenza non è vuota davanti al Signore. Lui non cerca strade trionfali, ma entra là dove la porta è socchiusa, dove la fedeltà è pane quotidiano”.

“Il Crocifisso Risorto - ha osservato Pizzaballa che stamattina è’ stato bloccato dalla polizia israeliana per la strada mentre stava recandosi al Santo Sepolcro col frate Custode per la messa delle Palme - non smette di passare in mezzo a noi. Anche quando la strada è sbarrata, Lui abita il cuore di chi non ha smesso di seguirlo. Ma proprio in questo silenzio forzato, questa liturgia si fa più vera. Perché il grido “Osanna” non ha bisogno di rami per salire al cielo, e la fede non si piega quando le mancano i riti esteriori”.

“Oggi Gesù torna a piangere su Gerusalemme. Piange su questa città che rimane segno di speranza e di dolore, di grazia e di sofferenza. Piange - ha detto Pizzaballa - su questa Terra Santa che ancora non sa riconoscere il dono della pace. Piange su tutte le vittime di una guerra che non accenna a finire, sulle famiglie divise, sulle speranze infrante. Ma il pianto di Gesù non è mai sterile: è un pianto che apre gli occhi, che interpella, che rivela.

In questa terra che continua ad attendere la pace, siamo chiamati a essere testimoni di un amore che non si arrende. Che il nostro cammino di fede, anche oggi, possa essere un cammino di speranza. E che la nostra vita, pur nella durezza del presente, sappia portare l'amore di Cristo e la sua luce là dove tutto sembra oscurità”.

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