La confessione di Gänswein: “L’elezione di Scola avrebbe fatto felici molti cardinali”

Il segretario particolare di Benedetto XVI torna a parlare e fa delle rivelazioni sul Conclave che elesse Bergoglio

La confessione di Gänswein: “L’elezione di Scola avrebbe fatto felici molti cardinali”

Mentre resta ancora sospeso il suo futuro nella Chiesa, monsignor Georg Gänswein sta vivendo il presente con le presentazioni del libro delle polemiche, Nient'altro che la verità. Dopo il tour tedesco, ieri è stata la volta di Milano in un’iniziativa della rivista Il Timone.
Nella nuova sede del Mondadori store del Duomo, alla presenza del direttore de Il Timone, Lorenzo Bertocchi, di Catia Caramelli e del coautore Saverio Gaeta, il segretario particolare di Benedetto XVI è ritornato sul Conclave che ne decise la successione nel 2013.

A margine della presentazione, rispondendo alle domande del giornalista del Corriere della sera Giampiero Rossi, Gänswein ha detto che “non pochi cardinali avrebbero vissuto bene se Angelo Scola fosse stato pontefice”, pur non sentendosela si rivelare se anche lui avrebbe gradito l’elezione dell’arcivescovo emerito di Milano, competitor di Jorge Mario Bergoglio nei giorni in Cappella Sistina di ormai dieci anni fa. L’arcivescovo tedesco ha motivato la sua ritrosia, ricordando che a “Santa Marta c’è grande sensibilitá”. Un riferimento a Francesco che nell’albergo in Vaticano vive dal giorno dell’elezione, avendolo preferito al Palazzo Apostolico.

Futuro incarico

Il futuro dello storico segretario particolare di Benedetto XVI resta avvolto nel mistero. A Milano il presule tedesco ha affermato che Francesco non gli ha detto di volerlo mandare in Costa Rica durante il loro colloquio. L’indiscrezione che vuole imminente la sua partenza come nunzio apostolico nel Paese centroamericano è successiva alla loro udienza e continua ad essere considerata altamente probabile all’interno delle mura vaticane.

L'unica smentita indiretta, finora, è arrivata dall'autorevole sito Il Sismografo che ha citato alcune fonti consultate per bollare la nomina come "poco probabile". Le parole di Gänswein a Milano, invece, non rappresentano una smentita ma confermano soltanto che il Papa non ne ha parlato con il diretto interessato.

Sintonia con Scola

Le affermazioni dell'arcivescovo tedesco sul gradimento riservato da non pochi cardinali alla figura di Angelo Scola è una conferma del ruolo protagonista che l'allora arcivescovo di Milano svolse nel Conclave del 2013. Anche nel libro Nient'altro che la verità, Gänswein aveva rivelato che il nome del presule di Malgrate era nella terna di candidati che lo stesso Benedetto XVI si aspettava potessero succedergli sul soglio pontificio.

Ratzinger, che non si aspettava l'elezione dell'argentino Bergoglio anche per via dell'età di quest'ultimo, riteneva più probabile l'elezione di Scola o, in alternativa, quella del canadese Marc Ouellet o del brasiliano Odilo Pedro Scherer. Ma il Papa reduce dalla storica rinuncia non influì in alcun modo nella decisione del collegio cardinalizio. Lo ha detto anche il suo segretario particolare ieri: "papa Benedetto XVI non parlò con nessuno, non rispondeva a nessuno, proprio perché non voleva e comunque non poteva in alcun modo influenzare il Conclave".

Un'amicizia duratura

Ricordando come, nei giorni precedenti al Conclave, i giornalisti consideravano Scola il "successore naturale, addirittura quasi scontato" di Benedetto XVI, l'arcivescovo tedesco ha detto che tra i due c'era una "simpatia umana e sintonia teologica" che determinava "una bella armonia". Un rapporto nato molti anni prima, nel 1971 per la collaborazione alla rivista Communio e poi proseguito nella Congregazione per la dottrina della fede di cui Ratzinger era cardinale e Scola consultore.

Gänswein ha ricordato la sintonia che emerse tra i due in occasioni delle visite da Papa prima a Venezia e poi a Milano nel 2011 e nel 2012. Il cardinale Scola, in un'intervista concessa all'indomani della morte di Benedetto XVI, ha ripercorso quest'ultima visita nell'arcidiocesi di Milano che cadde proprio nei giorni dello scoppio dello scandalo Vatileaks col furto dei documenti riservati dalla scrivania del pontefice. L'arcivescovo emerito di Milano ha rievocato il clima incandescente sui media dove "si metteva in risalto la responsabilità di non avere custodito le carte da parte di don Georg" ed ha svelato che durante la sua permanenza a Milano "il Papa soffriva per questo" ma alla fine, salendo sull'aereo, gli confidò che per lui erano stati giorni in cui aveva trovato conforto dall'abbraccio della Chiesa ambrosiana.

In quella stessa intervista pubblicata sulla pagina youtube dell'arcidiocesi di Milano, Scola ha confessato di aver appreso la notizia della rinuncia mentre si apprestava a celebrare una messa per i malati e di esser stato distrato durante tutta la funzione.

"Allora non ero in grado di capire il perchè - ha raccontato il cardinale - a dire il vero non si capisce neanche dopo perchè i motivi specifici li sa solo lui" definendo però "provvidenziale" la rinuncia e negando che essa abbia rappresentato un passo indietro.

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