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Leone taglia col passato. E porta la croce

Il Papa oggi protagonista alla Via Crucis. Pizzaballa "torna" al Santo Sepolcro

Leone taglia col passato. E porta la croce
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Ha lavato e baciato i piedi a 12 sacerdoti, nella sua cattedrale, San Giovanni in Laterano. Papa Leone ha scelto di tornare alla tradizione liturgica, con un cambio di rotta rispetto a Francesco, che nella sua prima messa della lavanda dei piedi si recò nel carcere minorile di Casal del Marmo. Una scelta, quella di Prevost, che testimonia una sensibilità liturgica diversa rispetto al suo predecessore. Dopo i luoghi di sofferenza scelti da Bergoglio - carceri, centri per migranti, strutture di accoglienza - il Papa ha lavato i piedi a 12 sacerdoti, a rievocare in modo più strettamente simbolico e sacramentale il gesto compiuto da Cristo nell'Ultima Cena. L'ultimo ad aver compiuto questo stesso gesto fu Ratzinger, nella Pasqua del 2012.

Col gesto di lavare i piedi ai suoi discepoli, «Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l'hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell'uomo, che si ritiene potente quando domina - ha detto nell'omelia della messa in Coena Domini - che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto».

«Dio ha dato esempio non di come si domina - ha poi ribadito - ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Davanti a una umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi».

In mattinata, Prevost ha celebrato la messa del Crisma nella Basilica di San Pietro, durante la quale sono stati benedetti gli oli santi e rinnovate le promesse sacerdotali. «In un mondo conteso tra potenze che lo devastano» c'è «un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest'ora oscura della storia - ha detto il Papa - è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l'odore della morte». Da qui l'invito: «Rinnoviamo il nostro sì a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace», ha aggiunto Leone, sottolineando che «la croce è parte della missione». Così «l'occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall'interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata».

Ha chiesto, Papa Leone, un «amore disarmato» che non ha bisogno di ostentazione né di prevaricazione o segni di potere e nemmeno di logiche di dominio. Questo pomeriggio, Leone celebrerà in San Pietro la liturgia della Passione del Signore e, alle 21.15 guiderà la Via Crucis in mondovisione al Colosseo, uno dei riti più suggestivi e partecipati della Settimana Santa romana con una novità molto simbolica: per la prima volta sarà il Papa in persona a portare la croce in tutte le 14 stazioni. Un gesto carico di significato. Tradizionalmente, infatti, la croce viene affidata a diversi gruppi o rappresentanti simbolici; la scelta del Pontefice di assumerla per l'intero percorso suggerisce una volontà di partecipazione anche fisica del portare il peso della croce su di sé.

Le meditazioni della Via Crucis, altro gesto simbolico, sono state scritte da padre Francesco Patton, ex Custode di Terra Santa. Un filo che unisce idealmente Roma a Gerusalemme. E ieri, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino, ha celebrato la messa nella Basilica del Santo Sepolcro, a porte chiuse.

«C'è una tensione che non possiamo ignorare: fuori, le porte del Santo Sepolcro sono chiuse. La guerra ha reso questo luogo un rifugio, un dentro separato da un fuori carico di tensione», ha detto. «Un'interno tagliato fuori da un esterno appesantito dalla paura e dalla tensione».

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