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Il Papa (scalzo) nella Moschea Blu di Istanbul. Il muezzin lo invita a pregare, il "no" di Leone

Raccoglimento ma nessuna orazione come Benedetto e Francesco. Incontro con gli ortodossi e il patriarca Bartolomeo

 Il Papa (scalzo) nella Moschea Blu di Istanbul. Il muezzin lo invita a pregare, il "no" di Leone
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Il Papa che entra scalzo nella Moschea Sultan Ahmed di Istanbul, la cosiddetta Moschea Blu per le sue 21.043 piastrelle di ceramica turchese che arricchiscono le pareti e la cupola, è l’immagine simbolo della terza giornata del viaggio di Leone in Turchia. Una visita di una ventina di minuti segnati dall’ascolto e dal silenzio. Niente preghiera, come spiegherà poi il Vaticano, così come invece fecero Benedetto XVI e Francesco. «Mi hanno detto che avrebbe pregato - ha spiegato Asgin Tunca, muezzin della moschea - e io gli ho risposto: se vuole fare un atto di adorazione può farlo, questa è la casa di Allah. Ma lui ha detto: “no, preferisco visitare la moschea, sentire l'atmosfera della moschea”».

«Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera», ha poi precisato la sala stampa vaticana al termine della visita di Leone a quella che è considerata una delle più importanti moschee di Istanbul, l’unica ad avere sei minareti (di solito sono quattro). Prevost si è fermato in particolare ad ammirare il mirhab, il punto che indica la direzione della Mecca, sovrastato dall’iscrizione di un versetto del Corano, la sura 19 relativa a Maria, figura venerata

non solo nel cristianesimo ma anche nell’Islam.

La giornata del Papa è proseguita con l’incontro privato con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane alla Chiesa ortodossa siriaca di Mor Ephrem, situata nella parte europea di Istanbul, inaugurata nel 2023, prima e sinora unica chiesa costruita in Turchia dalla fondazione della Repubblica. Qui ha invitato «a percorrere insieme il viaggio spirituale che conduce al Giubileo della Redenzione, nel 2033, nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, dove lavò loro i piedi, e luogo della Pentecoste, un viaggio che porti alla piena unità, citando il suo motto episcopale: In Illo Uno Unum », ha riferito ancora la sala stampa vaticana.

Altro gesto importante della giornata a Istanbul è stata la firma della Dichiarazione congiunta con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. «Rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza », si legge nel documento, in cui si invita a «lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato». Infine, un appello alla pace. «Conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità

civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente».

La giornata si è chiusa con la messa alla Volkswagen Arena di Istanbul, da cui si è levato ancora un grido di pace. «Viviamo in un mondo in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità», ha ammonito il Papa, invitando a «camminare insieme » e a «demolire i muri del preconcetto e della sfiducia». Da segnalare anche un piccolo inconveniente.

L’Aibus A320 di Ita Airways sul quale viaggia Leone XIV è uno dei 6mila Airbus che necessitano di un aggiornamento del sistema di controllo di volo. Da qui, la decisione di sostituire un componente. Tutto risolto e oggi Leone lascerà Istanbul per proseguire il suo viaggio in Libano.

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