L’intervista esclusiva di Nico Spuntoni, vaticanista de il Giornale, ad Angelo Bagnasco, capo della Conferenza Episcopale, ha fatto molto rumore al punto che Paolo Mieli l’ha commentata in diretta su Radio 24. L’intervista verteva sulla censura subita da Papa Ratzinger all’università La Sapienza di Roma dove, invece, domani mattina arriverà Papa Prevost. La censura a Benedetto XVI fece scalpore e tutt’oggi rappresenta una pagina nera, perché fu il premier Romano Prodi, come sottolinea Spuntoni, che “suggerì alla Santa Sede di rinunciare alla visita per il clima di protesta, addirittura proponendo di inventare un malanno”.
“L'avere allora impedito a Benedetto XVI di inaugurare l'anno accademico alla Sapienza è stato qualcosa di molto triste che ha fatto il giro del mondo. Una vergogna di chiusura intellettuale e di intolleranza ideologica. Un episodio di democrazia calpestata da chi ha paura dell'intelligenza e della mitezza. Non è forse, questo, oscurantismo? Tutto il contrario della vocazione universitaria: allargare la ragione per cercare le verità sensibili e sovrasensibili”, dice oggi Bagnasco ai microfoni de il Giornale. “Perché dico che è malizioso? Perché sarebbe strano se domani il nuovo Papa non facesse cenno a questo incidente capitato a un suo predecessore”, dice Mieli riferendosi alle parole di Bagnasco.
“Significa che l’università di Roma, con la scusa di essere iperlaica, quando il Papa ti piace. E invece tollerante e di quell’altro tipo di laicismo quando ti piace. E i Papi vanno all’università a seconda del gradimento politico del momento?”, ha concluso Mieli. Pur non avendo mai avuto modo di parlare con Papa Benedetto XVI di quanto accaduto in quell’occasione, Bagnasco, che lo conosceva bene, ha dichiarato: “Sono certo che Benedetto ha fatto di quell'episodio una preghiera gradita a Dio per tutti.
Sapeva che i vescovi italiani con l'affetto di sempre, e moltissimi laici - credenti o meno gli erano accanto con stima e ammirazione”. Al momento non ci sono evidenze di una protesta contro il Papa: benché gli studenti dei collettivi di sinistra siano sempre pronti a manifestare, stavolta è il loro silenzio la vera notizia.