Venmar, il motoscafo più copiato

Trevisan: «Naviga sulla Senna, sul Tamigi e a San Pietroburgo»

Serenella Bettin

Altro che infetti. Gli stranieri ci copiano pure i taxi. La storia è tutta veneziana e arriva da Alessandro Trevisan, il proprietario del cantiere Venmar di Venezia, dove Venmar sta per Venezia Mare. Un cantiere, nel cuore del Lido, di primo piano nel panorama cantieristico veneziano, fondato nel 1969. Alessandro, i taxi qui li fa nascere, li fa crescere, li accompagna nella laguna e li governa nell'acqua.

Figlio di Bruno, uno storico tassista veeziano, fin da bambino inizia a innamorarsi di questo mondo e ci si immerge. È lui che disegna le barche, che le ha in testa, che le progetta. È lui che sceglie il legno, quello più bello, il mogano, lucido anche dopo trent'anni. Basta salirci sui taxi a Venezia per capire che è così. Taxi che ci vengono copiati e richiesti in tutto il mondo.

«Sul lago di Como è molto richiesto - spiega al Giornale Trevisan - inoltre è di grande moda all'estero, sul Tamigi, sulla Senna; ne abbiamo venduto uno anche a San Pietroburgo. I cantieri nordici poi ci stanno copiando in pieno, e anche i megayacht come tender per scendere a terra vogliono il taxi veneziano. Altri cantieri hanno avviato la produzione di recente, ma sono ricchi di tappezzeria, troppo moderni, non rimangono nel tempo. Il classico invece non invecchia mai».

I quattro punti di cantiere, Alessandro se li ricorda bene, sono quelli dove poggiano le ordinate e le lastre di legno, quelli che vedeva fin da bambino e che ora fabbrica nel suo arsenale. Ogni anno, poi, Venmar produce una barca nuova, oltre a barche da lavoro e barche da diporto sui dieci metri. L'anno scorso per il Salone Nautico Venezia (che ora punta al botto per il 2021), Venmar ha lanciato Aquanova, un gioiello. Un modello open in legno con motore fuoribordo, 6,30 metri, 250 hp, 65 nodi. Massima precisione, virate molto veloci e strette, sempre più strette. Quest'anno Trevisan annuncia la sorella maggiore e un nuovo taxi molto moderno in composito alleggerito.

«Cambia la parte estetica della coperta - dice Trevisan - meno onda, meno cavalli, super leggero».

E un taxi elettrico? «Per ora no, e neppure ibrido, non c'è una normativa che ti consente di fare questo. Ma ci sto pensando».