Il vento del cambiamento preoccupa Obama I democratici perdono nel "feudo" di New York

Bob Turner, imprenditore 70enne, ha conquistato il collegio della Camera dei rappresentanti lasciato vacante da Weiner, dimessosi dopo uno scandalo sessuale. Il seggio era in mano democratica dal 1920. Intanto Obama gira gli Usa per promuovere il suo piano di aiuti per le imprese che assumono

New York - Brutta sberla per Obama. E non per l'ennesimo sondaggio negativo, pubblicato dalla Cnn, secondo il quale il 55% degli americani disapprova il suo operato, e solo il 48% lo ritiene un leader forte. Il segnale negativo stavolta arriva dalle urne: i repubblicani, infatti, hanno strappato ai democratici il seggio per la Camera dei rappresentanti lasciato vacante da Anthony Weiner, il deputato dimessosi dopo uno scandalo a luci rosse (inviava foto osè ad alcune donne via Twitter). Il "neofita" Bob Turner, imprenditore 70enne cattolico, si è imposto sul ben più navigato David Weprin, impegnato in politica da almeno venti anni. E la vittoria del Gop è arrivata in un distretto di New York considerato un vero e proprio feudo per i democratici. Un chiaro segnale per Obama. 

C'è un precedente importante. La vittoria, nel gennaio 2010, dell'esordiente Scott Brown nel seggio senatoriale del Massachusetts, rimasto vacante per la morte di Ted Kennedy. L'affermazione dei repubblicani in un collegio che per 47 anni aveva votato a sinistra fu visto come un vero e proprio tsunami per il partito del presidente. E, tra l'altro, tolse ai democratici la maggioranza al Senato, necessaria per far passare la riforma sanitaria tanto cara a Obama. 

Che anche l'ultra liberal New York volti le spalle ai democratici, più che un campanello d'allarme per Obama è una vera e propria sirena antiaerea. Con le presidenziali in programma nel novembre 2012, c'è poco da stare sereni alla Casa Bianca. I repubblicani cantano vittoria: il successo del cattolico Turner è il segnale che ormai l'America è arcistufa di Obama. E se anche la parte più progressista del Paese vira a destra, c'è poco da fare per il primo presidente afroamericano. I democratici però gettano acqua sul fuoco: la sconfitta è innegabile, ma il collegio dove si votava, ad alta concentrazione di ebrei ortodossi, non è pienamente rappresentativo dell'America che ha creduto nel "Yes we can" obamiano.

Al di là delle schermaglie il fatto che per la prima volta dal 1920 a rappresentare il nono distretto di New York (che comprende zone di Brooklyn e Queens) vada un repubblicano è una vera e propria rivoluzione. Un po' come la vittoria di Guazzaloca (centrodestra) nel Comune della rossa Bologna. Il vento del cambiamento comincia a soffiare da un'altra parte in America. E se a suggerire di votare per i repubblicani è l'ex sindaco democratico di New York (l'ebreo Ed Koch) vuol dire che la voglia di mandare a casa Obama comincia ad essere forte.

Il presidente non demorde e va nella Carolina del Nord per promuovere il suo piano da 447 miliardi di dollari per il lavoro. Visita un'azienda, una di quelle che potrebbe beneficiare degli aiuti di Stato previsti dal suo piano. Sta girando in lungo e in largo il Paese. Ovunque snocciola dati sui tagli delle tasse e le detrazioni fiscali alle aziende per incentivare le assunzioni. Ha capito la lezione: per restare alla Casa Bianca deve far ripartire l'economia. Non esistono alternative...